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Allarme Cgil per l’esodo di personale dalle case di riposo del Mantovano: «Servizi a rischio»

Tra concorsi e chiamate in molti si spostano negli ospedali Tomasini: «Carichi di lavoro eccessivi su chi è rimasto»

MANTOVA. A ottobre 2020 erano 2.900 e già allora c’era un buco di 60 infermieri in organico. Oggi all’appello mancano circa 150 addetti: nelle case di riposo mantovane si assiste in questi mesi a un esodo del personale che fra concorsi e chiamate di agenzie interinali si sposta a lavorare nelle strutture ospedaliere. Con il risultato che nelle residente socio assistenziali ora «il personale infermieristico, socio assistenziale, fisioterapico e medico è scarso nei numeri» e i carichi di lavoro inevitabilmente aumentano.

Allarme e cifre arrivano dalla segreteria della Fp Cgil di Mantova: «Le strutture del territorio mantovano sono 55, in prevalenza private ma, come a ognuno appare evidente in questa pandemia, svolgono servizi pubblici – spiega la segretaria Magda Tomasini – La pandemia ha fatto riscoprire quanto importante ed essenziale sia il ruolo che ricoprono infermieri, operatori socio sanitari, fisioterapisti e medici in ambito assistenziale. Ora il problema è che i concorsi pubblici e il reclutamento pubblico in epoca Covid da parte delle Asst stanno determinando un sostanziale esodo del personale dalle Rsa che, inevitabilmente, rimangono a corto di organico».

Una carenza quella di personale infermieristico, di operatori socio sanitari, di ausiliari socio assistenziali, di fisioterapisti e medici, «la cui presenza nelle strutture è necessaria per dare continuità al servizio di cura delle persone più fragili», che avrebbe ad esempio più spinto molte Rsa «a togliere il servizio infermieristico h24 garantendo solo quello diurno» segnala la sindacalista. Insomma «le case di riposo e le Rsa sono luoghi di cura, assistenza e sostegno degli anziani e non possono essere abbandonate a loro stesse» rimarca Tomasini nel ricordare che durante i mesi più duri della pandemia «gli ospiti fragili sono stati segnati dall'isolamento dai loro cari» e che solo grazie al personale loro dedicato «hanno potuto contare sia sulle cure che sull’affetto e la vicinanza necessari per poter superare momenti così pesanti». L’allarme è serio e la Fp Cgil sollecita «l'attivazione di un tavolo di confronto urgente con le istituzioni competenti per confrontarsi e cercare di trovare una soluzione». Soluzione a una carenza che ad effetto domino, fa sapere il sindacato, sta ricadendo su carichi di lavoro e godimento ferie e rischia di compromettere la qualità del lavoro del personale rimasto. «La qualità dei servizi assistenziali non può essere oggetto di scambio – aggiunge la segretaria – Servono interventi urgenti che non possono essere rimandati. Parliamo di infermieri, operatori socio assistenziali, fisioterapisti e medici che da più di un anno e mezzo, grazie al loro costante impegno e determinazione, stanno garantendo assistenza e cura alle persone estremamente fragili».

Operatori che l’emergenza ha sottoposto «a turni molto impegnativi e ai quali è prioritario garantire il corretto riposo giornaliero e settimanale così come il corretto godimento delle ferie». Altrimenti, avvertono da via Altobelli, ad andarci di mezzo saranno tanto la qualità quanto la continuità dei servizi.

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