Traffico di scarti tessili a Mantova, arriva la condanna per l’esperto di rifiuti

Alessandro Gnaccarini era stato arrestato tre anni fa. Riempiti in modo illecito capannoni a Casaloldo e Roverbella

VIADANA. Due anni e quattro mesi di reclusione e 10mila euro di multa, con interdizione dai pubblici uffici, dagli uffici direttivi delle imprese, con conseguente incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione è la condanna inflitta dal tribunale di Brescia ad Alessandro Gnaccarini, 55enne viadanese, arrestato nel novembre del 2019 per traffico illecito di rifiuti.

Le indagini condotte dai carabinieri del Noe di Brescia e coordinate da Roberta Panico, sostituto procuratore della Dda di Brescia, avevano consentito di individuare i collegamenti di Gnaccarini con soggetti collegati con un gruppo criminale attivo nella gestione e nello smaltimento illecito di centinaia di tonnellate di rifiuti speciali, provenienti da Toscana, Campania e Lombardia, che venivano stoccati in tre capannoni industriali dismessi a Soiano del Lago, nel Bresciano, a Roverbella e a Casaloldo: capannoni diventati vere e proprie discariche abusive. In particolare erano cascami e ritagli tessili, prodotti nel comparto industriale manifatturiero di Prato.

La sentenza del tribunale di Brescia ha disposto la confisca del capannone di Soiano del Lago e di un autocarro utilizzato per il trasporto dei rifiuti, disponendo a carico di Gnaccarini la bonifica dei luoghi.

Gnaccarini, secondo l’accusa, era il cosiddetto “esperto di rifiuti”: per gli investigatori aveva il potere di convincere ditte o cittadini privati ad affittare i capannoni, dava indicazioni alla manovalanza, organizzava gli spostamenti dei rifiuti da un sito all’altro.

Lui e un complice trevigiano si avvalevano di prestanome, ma erano loro a gestire il traffico illecito. Il nome del viadanese era emerso dalle carte di un primo controllo svolto nel luglio del 2018 a Pavullo nel Frignano, nel Modenese, dove erano stati rinvenuti in un capannone industriale circa 2.500 metri cubi di rifiuti tessili contenuti in sacchi neri per l’immondizia.

Il successivo approfondimento investigativo ha consentito di accertare che i rifiuti venivano smaltiti anche in altre località del centro-nord.

A Casaloldo, il capannone individuato era quello della ex Mutti International, costruttrice di rimorchi agricoli in via Tobagi. Azienda chiusa da tempo nella quale erano state stivate balle di rifiuti tessili. Altrettanto è stato fatto a Roverbella, in via dell’Artigianato, 2 di fronte alla Kosme.

Complessivamente in questi due capannoni erano finite 1.200 tonnellate.

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