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Il direttore dell’Asst di Mantova: «Stavolta ne usciamo davvero, ma vi invito a vaccinarvi tutti»

Il dottor Stradoni analizza la situazione: «Per me non ci sarà un’altra ondata». Pieve di Coriano primo ospedale “pulito”: venerdì scorso chiusi tutti i reparti Covid-19. Al Poma restano 65 ricoverati e al pronto soccorso da giorni nessun ingresso

MANTOVA. Segno + su meno di due tamponi ogni cento, crollo dei contagi dell’80% nell’ultimo mese, mai così pochi mantovani attualmente positivi e ricoveri per Covid in netto calo. È forse la più bella notizia di queste ore: da venerdì scorso alle 14 l’ospedale di Pieve di Coriano è “pulito” dal coronavirus. In pratica chiusi tutti i reparti Covid per mancanza di ricoveri.

Direttore, la luce in fondo al tunnel sta diventando abbagliante?

«Questa volta ne usciamo, sono abbastanza sicuro di quello che dico – attacca il direttore generale dell’Asst di Mantova, Raffaello Stradoni – ma voi della stampa dovete darci una mano e continuare a pubblicizzare che occorre vaccinarsi. Tutti. Con il vaccino abbiamo trovato la strada giusta e credo che a settembre non ci sarà bisogno di una terza dose perché i livelli anticorpali durano come minimo quattro mesi. Io, ad esempio, mi sono vaccinato a gennaio e un mese e mezzo fa ho misurato gli anticorpi perché ho avuto un test falso positivo: i valori erano ancora molto elevati».

Il suo ottimismo resta tale anche con l’imminente ritorno alla normalità con il “liberi tutti” da zona bianca?

«Con la riapertura totale delle attività non credo che ci sarà un ripresa del contagio. La prova del nove l’avremo a settembre con la riapertura delle scuola, ma nel frattempo avremo vaccinato anche gli adolescenti».

L’ospedale di Pieve di Coriano è Covid free da quattro giorni. Si torna a respirare?

«Sì, i reparti Covid sono stati chiusi e abbiamo solo tredici posti letto per i pazienti grigi, cioè quelli in attesa dell’esito del tampone. Bozzolo, Viadana e Asola sono ospedali per Covid in uscita e anche lì le cose stanno andando bene».

E al Poma?

«All’ospedale di Mantova abbiamo attualmente 65 ricoverati per Covid, ma solo 38 pazienti sono ancora da considerare contagiosi. Gli altri sono in dimissione, hanno superato l’infezione e restano ricoverati perché hanno altre patologie. In Rianimazione, invece, abbiamo solo cinque pazienti e il pronto soccorso del Poma è vuoto già da qualche giorno».

I maggiori rischi restano sempre per la fascia over 60?

«È così. In questi giorni nei nostri hub vaccinali abbiamo attivato l’accesso diretto senza prenotazione per questa categoria. Gli over 60 devono vaccinarsi tutti perché sono quelli che rischiano di più e noi abbiamo il dovere di rintracciare ognuno di loro. Finita la vaccinazione di massa non sarebbe una cattiva idea andare nei paesi con un camper, in accordo con i sindaci, per completare la loro immunizzazione. A queste persone bisogna fare velocemente almeno la prima dose, perché la prima iniezione è quella che ti salva la vita».

Sul fronte decessi per Covid Mantova ha pagato un prezzo molto alto: siamo già a più di 1.500 morti.

«Purtroppo, ma in questi ultimi tre giorni non abbiamo registrato decessi».

Parliamo un attimo delle prossime settimane: gli ospedali quando torneranno ad occuparsi a tempo pieno anche degli altri pazienti con patologie tradizionali?

«Guardi che noi non li abbiamo mai dimenticati. Durante i picchi della pandemia avevamo chiuso solo la Procreazione medicalmente assistita, oggi ripartita, e avevamo spostato gli interventi di Cardiochirurgia alla Poliambulanza di Brescia. Oggi gli interventi al cuore sono tornati al Poma anche se ne facciamo qualcuno di meno rispetto a prima. Riguardo all’ambulatoriale sottolineo che nei primi tre mesi del 2021 abbiamo superato i numeri del 2019. Oggi sulla parte ambulatoriale per gli esterni siamo tornati al 100%, mentre sull’area medica siamo al 90% e al 70% su quella chirurgica. Ma per quest’ultima stiamo ragionando sull’interruzione delle convenzioni con gli ospedali privati per far tornare tutti i pazienti negli ospedali dell’Asst».

Situazione vaccini?

«Abbiamo la scansione fino a metà luglio. Avremo una disponibilità di circa 28mila dosi a settimana, con un ulteriore incentivo di 2.600 dosi nella seconda settimana di luglio».

Tra qualche giorno il primario di Pneumologia, Giuseppe De Donno, lascerà il Carlo Poma. Come ha appreso la notizia?

«È venuto a parlarmi e mi ha spiegato le sue ragioni. Certo mi dispiace molto che il Poma perda un bravo clinico e una brava persona. D’altro canto abbiamo bisogno anche di medici di medicina generale perché in giro ce ne sono pochi. Non ha più senso considerare la separazione tra gli ospedalieri e i medici di famiglia perché fanno parte di una filiera sinergica. In sintesi ho perso un bravo primario ma abbiamo tutti guadagnato un bravissimo medico di base che nel suo nuovo ruolo continuerà a collaborare con l’ospedale».

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