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Mantova, lo sfogo dello studente: «Botte e insulti razzisti e nessuno mi ha difeso»

Il racconto dell’aggressione dopo la partita di calcio: «È la prima volta che mi capita». I carabinieri stanno indagando su quattro giovani di Ostiglia

BORGO MANTOVANO (Revere). «Mi hanno colpito con calci e pugni mentre ero a terra e non ero in grado di difendermi, coprendomi di insulti razzisti. Sono sconvolto: è la prima volta che sfogano su di me la rabbia per non avere il colore della pelle uguale alla loro. Non la smettevano e nessuno è intervenuto a darmi una mano, a dire loro di smetterla. Mi sono rialzato a fatica e sono andato diritto verso la caserma dei carabinieri. Mi hanno seguito e stavano per aggredirmi nuovamente, ma poi ci hanno ripensato, anche se gli insulti e le minacce sono continuati».

È la drammatica testimonianza di Walid Ouseffar, il giovane pestato a sangue durante una partitella di calcio nel campetto del prete a Revere. «È partito tutto da un normale scontro di gioco – racconta – . Il mio avversario è caduto a terra e dopo essersi rialzato si è avvicinato a me dicendomi: stai calmo. Per poi darmi uno spintone, l’ho spinto anch’io ma poi mi ha colpito con un pugno in un occhio. Un altro ragazzo è entrato in campo e, insultandomi pesantemente, mi ha colpito con forza da dietro. Ho quasi perso i sensi, sono caduto e lì sono stato raggiunto da calci e pugni».

Dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri, il giovane, pieno di lividi, è stato portato al pronto soccorso di Pieve di Coriano dove ha trascorso la notte in osservazione. I militari stanno indagando sull’episodio. Il campetto rimarrà chiuso per qualche giorno.

Il parroco, don Renato Menegazzo, prova a sminuire: «Ma sì...è una cosa passata...già risolta. Tutto a posto».

Tutto a posto, già.

C’è chi la pensa diversamente, come quel padre che ha saputo della presenza del figlio alla partita e che lo stesso non ha avuto il coraggio di chiamare aiuto. E lo ha detto pubblicamente sui social, dando vita ad una serie di considerazioni da parte della comunità reverese.

Walid ha 21 anni. È nato in Calabria ma dall’età di tre anni abita a Revere. Il papà è operaio alla vetreria di Gazzo Veronese. Walid ha delle ambizioni, non si sente né mai si è sentito un diverso solo perché di nazionalità marocchina. È iscritto al primo anno di Economia e Commercio all’università di Ferrara.

Viene da pensare a Seid Visin, quel ragazzo di Nocera Inferiore, giovane calciatore, morto suicida qualche giorno fa. E che in una lettera, qualche tempo fa, aveva spiegato il peso del razzismo su di sé e anche dentro di sé. I genitori hanno smentito che questo c’entri con la sua morte. Ma le parole restano, e fanno riflettere.

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