Contenuto riservato agli abbonati

P.E. Labellers cresce grazie a specializzazione e produzione verticale

Quasi cinquant’anni di continuo sviluppo nella produzione di etichettatrici. Il gruppo ha investito 30 milioni nella nuova sede di Porto Mantovano

PORTO MANTOVANO. La sede è pulita, luminosa. Le vetrate rendono trasparenti gli uffici, le luci si accendono al passaggio. Una scelta ecologica e di economia, ma anche una filosofia per un’azienda che in meno di 50 anni è cresciuta da laboratorio artigiano a spa con oltre 500 addetti. Siamo a Porto Mantovano, nella sede della P.E. Labellers.

P.E. Labellers: a Porto Mantovano etichettatrici per tutto il mondo

P.E. sta per produzione etichettatrici, il resto è la traduzione inglese del prodotto che dal 1974 ad oggi è riuscito a conquistarsi un posto di leader a livello mondiale. Grazie ad una filosofia che sin dagli esordi ha fatto muovere i primi passi ai fondatori, Bruno Negri, di Marmirolo, ed al collega Mario Ballarotti, che da dipendenti di una piccola azienda si sono messi in proprio.

L’idea è quella di essere flessibili nel prodotto, studiato per adattarsi ad ogni esigenza, ma inflessibili nella qualità. Un circolo virtuoso perché ogni passo in avanti della tecnologia, grazie alle intuizioni dei fondatori e agli investimenti in Ricerca & Sviluppo anticipa il mercato e rende più performanti i prodotti.

L’AZIENDA

Partita con macchine che etichettavano bottiglie al ritmo di 3-4mila all’ora, oggi P.E. Labellers ha modelli di punta da 81mila etichette all’ora. Specie di Formula 1 nel settore invidiate da mezzo mondo. Un Made in Italy vincente per un’azienda che oggi ha oltre 500 dipendenti, dei quali 400 nel Mantovano. Opera in tutto il mondo con il 95% del prodotto che viene esportato a oltre 10mila clienti grazie a sette siti produttivi in Italia, 2 in Usa e uno in Brasile e 5 sedi commerciali nel mondo.

Oggi la produzione è di quasi 500 etichettatrici l’anno con un fatturato attorno ai 110 milioni di euro che fanno di P.E. Labellers uno dei principali player mondiali nell’etichettatura.

Il segreto di una crescita che dura da quasi cinquant’anni è scritto nel Dna dei fondatori e si basa su pilastri consolidati. Da un lato la specializzazione. Le macchine grazie all’innovazione tecnologica raggiungono altissime prestazioni. Dall’altro la verticalizzazione della produzione. I sette siti italiani, i due in Usa e quello brasiliano, operano congiuntamente. Ma nel gruppo le diverse aziende operano ciascuna su un settore (carpenteria, torneria) in modo da fornire alla casa madre prodotti standardizzati, dove la qualità è costante e lo scarto produttivo viene minimizzato.

Una “filosofia” resa possibile dagli alti investimenti nel settore Ricerca & Sviluppo al quale oggi l’azienda riserva oltre il 5% del fatturato dedicandovi 15 persone. Il risultato sono innovazioni e brevetti (45 quelli registrati) che consentono di anticipare i mercati. I materiali si assottigliano, vengono eliminati i solventi chimici in un continuo processo di miglioramento della sostenibilità iniziato pionieristicamente già nel 2009. Ma lo studio non serve solo a migliorare la qualità del prodotto. Nella filosofia di P.E. Labellers c’è anche l’attenzione all’operatore. Oggi le macchine etichettatrici che escono dall’azienda sono le più sicure al mondo per la protezione degli addetti. Con sensoristica e studio ergonomico che permette agli operatori di lavorare in condizioni agevoli.

Un concetto introdotto anche nel nuovo centro direzionale e produttivo per il quale l’azienda ha investito 30 milioni. Il taglio del nastro avvenuto nel 2019 fa del nuovo headquarter del gruppo a Porto Mantovano, 4mila metri quadri di nuovi uffici distribuiti su tre piani un gioiello tecnologico, mentre il nuovo stabilimento produttivo di 15mila metri aperto dagli inizi del 2020, in piena pandemia, senza una inaugurazione ufficiale è già una realtà.

Se negli uffici prevale la domotica, nella fabbrica, con il pavimento riscaldante e il tetto fotovoltaico, è l’informatica a guidare tutto. Le informazioni passano su grandi schermi sui quali si segue il ciclo produttivo, ma si può vedere la singola macchina mentre si monta attraverso disegni tridimensionali. Eliminati foglietti, appunti, schizzi, telefonate agli uffici. Tutto è trasparente e “democratico” perché tutti possono vedere il layout dell’officina e del magazzino, completamente automatizzato. Fiore all’occhiello, apprezzato dai dipendenti, il “Ristorante Le Terrazze”, interno all’azienda con menu personalizzati e 180 pasti giornalieri. Perché, ed è la filosofia che sta alla base di tutto il resto l’azienda non è il marchio e nemmeno i muri: ma chi ci lavora e la sua visione.

LA STORIA

L’inizio è un piccolo passo, ma che segnerà il tracciato della futura azienda oggi fra i leader mondiali del mercato. Bruno Negri, classe 1952, di Marmirolo, dopo la terza media, a 15 anni, entra in un’azienda, la Puttini. Marmirolo in quegli anni del secondo Dopoguerra, da grosso borgo agricolo, sta muovendo i primi passi nell’industria agroalimentare e dal vino e le macchine enologiche alla costruzione di etichettatrici il passo è breve.

A 22 anni, tornato dal servizio militare, Negri, con un collega, Mario Ballarotti, decide che è venuto il momento di mettersi in proprio, e anche alla prova nel settore nel quale aveva mosso i primi passi lavorativi.

«Sì, avevamo imparato qualcosa del mestiere - dice lo stesso Negri - ma c’era ancora tutto da fare e all’inizio non è stato facile. Eravamo bravi sulla parte tecnica, ma il resto ci mancava. Non avevamo alcuna esperienza aziendale e di mercato. Avevamo però passione, determinazione, spirito di sacrificio e un pizzico di fortuna. Sono sempre stati questi gli ingredienti che ci hanno guidato verso il cambiamento e ci hanno spinto a fare sempre meglio, passando da 3 a oltre 500 dipendenti». Quel “bravi sulla parte tecnica” è però quello che fa la differenza anche sui concorrenti. Fin dal 1974 Negri e Ballarotti, che lascerà l’azienda nel 2016, si muovono con determinazione e negli anni ’80 si concretizza il progetto dei fondatori: avviare una serie di aziende satellite per riuscire a produrre in proprio le parti meccaniche che, assemblate, costituiscono le macchine etichettatrici. La produzione verticale, senza dipendere dai fornitori, garantisce maggiori margini di qualità e più libertà di manovra sui volumi dei prodotti e sui loro costi dando una spinta decisiva all’azienda.

Tra il 1983 e gli anni 2000 nascono le aziende consociate TRCG, TMC, Mondial, PackLab, CRM Engineering, diversificate per la specializzazione sia di diversi tipi di etichettatrici che di parti e componenti. Sono gli anni in cui si comincia a pensare di produrre oltreoceano. L’idea si concretizzerà con P.E. Usa, nata nel 2001 a Cincinnati in Ohio, e P.E. Latina, nata nel 2006 a San Paolo in Brasile. I primi anni del nuovo millennio sono, insomma, quelli dell’espansione globale e della conquista dei mercati internazionali che oggi permettono a P.E. Labellers di esportare il 95% del prodotto.

In questo periodo, nel 2001, entra a far parte dello staff dirigenziale il giovane Nicola Schinelli, che inizia a seguire tutta la parte tecnica e la produzione dell’azienda, fino ad arrivare al ruolo attuale di General Manager della P.E.

I brevetti, le invenzioni, i progetti si susseguono cambiando il mondo della etichettatura. Si risolve il problema dei contenitori instabili, si inventa (dopo tre anni di studio e prove) la macchina etichettatrice più performante del momento, si introduce l’informatica, la flessibilità, si alzano le prestazioni raggiungendo vette che i concorrenti faticano ad eguagliare. Negli ultimi anni arrivano i successi nel campo della sostenibilità dell’internazionalizzazione. Ma il cuore dell’azienda resta a Porto Mantovano, pronta a far crescere nuove generazioni di dipendenti. A continuare una sfida nata con un piccolo passo nel 1974.

LA PRODUZIONE

Una delle caratteristiche delle etichettatrici P.E. Labellers è la flessibilità: consentono di applicare su qualsiasi tipo di contenitore etichette di ogni tipo. Dalla colla a caldo e a freddo, alle adesive, senza carta di supporto. In quest’ultimo caso i vantaggi sono notevoli per costi (circa il 30% in meno), sia per l’ambiente. Eliminando il supporto carta si tagliano i consumi energetici perché non occorre riscaldare la colla e non sono necessari solventi chimici.

P.E. Labellers negli anni Settanta è partita dal settore dei vini e dei distillati. Allora le macchine avevano velocità di 3-4mila pezzi all’ora. In seguito si aggiungeranno il settore alimentare e i comparti detergenza e personal care. Oggi l’azienda serve tutti i comparti produttivi in cui sia necessario etichettare, compresa la farmaceutica con velocità di lavoro che raggiungono anche gli 80mila pezzi l’ora.

L’azienda opera con una tecnologia che, a partire da un corpo macchina unico e standardizzato, permette di ottenere etichettatrici modulari, per tutte le necessità in termini di dimensioni e performance. Il nuovo stabilimento è stato progettato per seguire questo concetto. Nella parte iniziale vengono assemblati i corpi macchina standard, in quella finale si montano le “personalizzazioni”. Questo è possibile perché la base è studiata per ottenere tutti i tipi di orientamento e movimentazione del contenitore.

Tra i modelli a tecnologia avanzata per il comparto delle bevande è stata sviluppata la configurazione in block. In sostanza l’etichettatrice è inglobata in un’unica macchina per tutte le operazioni di riempimento, chiusura ed apposizione dell’etichetta.

Ma oggi le caratteristiche premianti sono la sicurezza dell’operatore, sulla quale si sono raggiunti standard notevoli, e la riduzione delle manutenzioni. Una macchina etichettatrice che esce dagli stabilimenti della P.E. Labellers dura mediamente dai 15 ai 25 anni. Per questo nel tempo è cresciuta l'internazionalizzazione e la ricerca di nuovi mercati. 

IL FUTURO

Oltre novemila clienti nel mondo e 10mila macchine installate. Ma alla P.E. Labellers, l'internazionalizzazione parte dalla valorizzazione delle energie locali: 100% Made in Italy per quanto riguarda il prodotto, 76 agenti distribuiti nel mondo, ma gestiti da una rete italiana di manager che va a supportare le strutture commerciali negli altri paesi.

E anche la manutenzione, uno dei fiori all’occhiello dell’azienda, oggi si affida in larga misura alla teleassistenza, con la possibilità di controllare da remoto ogni macchina venduta dalla sede di Porto Mantovano. Ma non è tutto. Attenta alle esigenze del mercato e dei clienti, l'azienda ha inoltre costituito la PE Academy, il primo centro di formazione per le etichettatrici. E dalle scuole locali arrivano ogni anno gli studenti per stages che potranno trasformarsi anche in assunzioni. «Noi crediamo nei giovani e puntiamo su di loro - spiega il General Manager Nicola Schinelli - Oggi per i ragazzi non è facile trovare lavoro. Noi con gli stage offriamo una opportunità».

Occasioni che vengono ribadite anche con l’accoglienza di gruppi di giovani 18enni che stanno progettando il proprio futuro, ai quali si mostra in modo trasparente l’azienda. Il risultato di questa attenzione per i dipendenti la si è vista anche nell’emergenza Covid 19: «Abbiamo introdotto le mascherine in azienda prima ancora che il primo Dpcm di Conte le rendesse obbligatorie - spiega il Senior Vice President Bruno Negri - Non ci sono stati fermi produttivi e abbiamo continuato a svolgere tutte le attività operative mantenendo in sicurezza tutte le persone che lavorano e che accedono in P.E., con un livello di guardia altissimo». E di questi tempi non è poco.