Processo Polo chimico, falsa partenza: aula troppo stretta e il giudice rinvia

Si cerca una sede, forse un palazzetto

MANTOVA. Falsa partenza del processo contro i colossi industriali del polo chimico di Mantova. Il giudice per le indagini preliminari Beatrice Bergamasco è stata costretta a rinviare l’udienza al 10 settembre prossimo per difetto di notifiche, tre in tutto: una attribuibile all’ufficio del Gip e due ad altrettanti avvocati difensori che non hanno informato per tempo i loro clienti dell’inizio del procedimento penale. Ma non è la ragione più importante. Il problema è soprattutto lo spazio. L’aula più più ampia del palazzo di giustizia può contenere, rispettando le attuali prescrizioni anti Covid, fino a quaranta persone. Il giudice se n’è trovate molte di più. L’esubero era rappresentato dai tanti assistenti degli avvocati che sono stati fatti uscire. Impossibile quindi anche per gli imputati poter partecipare all’udienza. Un problema che dovrà essere risolto entro il 10 settembre. Si sta già pensando di utilizzare o un palazzetto dello sport, o l’aula magna dell’università. La corazzata difensiva dei dirigenti e delle società sotto accusa, si è presentata al gran completo. Si tratta della stessa agguerrita compagine presente al processo Montedison. A uno degli esponenti, il professor Padovan, abbiamo chiesto un parere su questo nuovo processo. Senza scomporsi ha risposto: «Ce ne fossero!». Dall’altra parte la pubblica accusa, che si vede privata di una pm che a breve sarà trasferita. La battaglia sarà condotta dal procuratore capo Manuela Fasolato e dal sostituto procuratore Silvia Bertuzzi. Si tratta sicuramente di un processo epocale nel quale, per la prima volta, verrà affrontato il problema dell’inquinamento dell’area industriale già presente a partire dagli anni Settanta. Ci sono voluti dunque quarant’anni per arrivare ad affrontare il problema e per chiedere il rinvio a giudizio per 38 dirigenti e quattro società: Edison, Versalis, Eni Rewind e la Ies, la cui udienza preliminare fissata per il 16 giugno, avrà come giudice Matteo Grimaldi. Il rinvio dell’udienza a settembre ha impedito la costituzione delle parti civili: il ministero dell’Ambiente, la Regione, la Provincia, il Comune e il Parco del Mincio. Tra i grandi assenti non giustificati di ieri, proprio il ministero, il primo soggetto a dover pretendere il risarcimento dei danni per l’omessa bonifica del sito industriale, un reato che non si prescrivere. Alle industrie e ai dirigenti vengono contestati anche l’inquinamento e una lunga serie di illeciti amministrativi.

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