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Puzze e fumo dalla Viscolor, l’ipotesi: inquinanti nei terreni

Controlli e rilevamenti non solo nel magazzino. Le indagini proseguono. L’opposizione chiede chiarezza e acquisisce la documentazione sull’azienda

CURTATONE. A Curtatone continua a tenere banco il caso Viscolor. L’azienda trentina che si occupa del ripristino di ponti e viadotti e di impermeabilizzare gli asfalti stradali è proprietaria di un magazzino a San Silvestro: lo stabile poche settimane fa è finito nel mirino della procura dopo che per oltre due anni i cittadini avevano lamentato puzze e fuoriuscita di fumo dal capannone adibito allo stoccaggio di materiale.

E se da un lato proseguono le indagini per stabilire se in via Gementi siano state praticate attività non conformi alla destinazione d’uso del magazzino, dall’altro la vicenda sta diventando sempre più terreno di confronto tra la maggioranza del sindaco Carlo Bottani e il gruppo opposizione guidato da Elena Molinari. Proprio i membri della lista “AdessoSì”, a seguito di una richiesta di accesso agli atti, spiegano quale potrebbe essere la causa degli odori provenienti dalla Viscolor.

«Siamo stati informati dal personale del Comune – spiega il gruppo di minoranza – che l’Arpa ha analizzato il terreno adiacente alla struttura per verificare se contiene tracce di sostanze inquinanti».

Che l’ipotesi di reato potesse essere legata alla presenza e allo smaltimento di sostanze pericolose per la salute era nell’aria da tempo, ora si aggiunge un ulteriore elemento ad una vicenda che preoccupa i cittadini e che ha spinto prima il Comune e in seguito la Procura a indagare sulle attività della Viscolor a San Silvestro.

L’amministrazione comunale aveva più volte richiamato l’azienda tramite ordinanze che contenevano prescrizioni precise, con l’obiettivo di mettere al riparo gli abitanti della zona da possibili rischi per la salute. Il tutto prima che il caso finisse in tribunale.

Al momento non si conoscono i risultati dei rilevamenti dell’Arpa e quindi non esiste alcuna prova che l’azienda trentina abbia responsabilità penali. Le indagini proseguono ma l’attenzione sulla vicenda resta alta. Il timore dei cittadini è che sostanze inquinanti siano finite nelle falde acquifere.

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