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Puzze, rifiuti e scarichi, la cartiera Pro-Gest apre le porte: «Ci stiamo lavorando»

Copyright 2021 Stefano Saccani, all rights reserved

Mano tesa dell’azienda alla città: ipotesi di impianti pilota per mitigare gli odori. E si aspetta il permesso del Comune per raddoppiare il magazzino della cartaccia

MANTOVA. Questione di trasparenza. Come quella recuperata attraverso l’impiego di U-Glass opalino, vetro profilato ad U che filtra la luce naturale, illuminando la BM1, macchina continua lunga 250 metri. Sospesa e di cristallo, la cartiera progettata dall’ingegnere Pier Luigi Nervi nel primo scorcio degli anni ’60. Poi, nel 1974, un incendio mandò in frantumi tutte le finestre e la Burgo le sostituì con delle lamiere grecate blu. Come tante palpebre abbassate. Ecco, trasparenza sembra essere l’imperativo della nuova proprietà Pro–Gest, dopo un avvio tormentato.

Rapporti tesi con gli abitanti di Cittadella e Colle Aperto, gli esposti in procura e la battaglia al Tar, il pasticcio degli abusi edilizi, le 100mila tonnellate di carta e rifiuti accatastate nei piazzali (90mila secondo l’azienda). Tutto alle spalle, suggerisce il mutato atteggiamento della proprietà: interventi allineati alle autorizzazioni, senza fretta né fughe in avanti, e, soprattutto, relazioni distese con la città e i cittadini più prossimi, quelli che all’ombra della cartiera ci vivono e ne annusano l’aria.

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Indagini e soluzioni anti-puzze

Se soltanto due anni fa la denuncia di puzze venne liquidata in modo ruvido – «qualcuno confonde l’odore dei campi appena concimati con quello della carta riciclata» – adesso, invece, la cosa è presa seriamente. E non solo su impulso del Comune, che ha istituito un tavolo finalizzato al “contenimento delle molestie olfattive”. «Desideriamo intrattenere buoni rapporti con i nostri vicini» scandisce il direttore di stabilimento Nicola Bianchi, che guida la Gazzetta in un giro tra i macchinari.

Buoni rapporti, però, non significa agire d’impulso, scivolando da un eccesso all’altro: in attesa che lo studio sulla ricaduta delle emissioni (commissionato a una società terza) restituisca una mappa puntuale delle puzze, Pro-Gest testerà dei piccoli impianti pilota per la mitigazione degli odori. L’appuntamento con l’azienda che li produce è in agenda questa settimana. La logica è quella di farsi trovare pronti, con i progetti nel cassetto, qualora lo studio indicasse l’esigenza d’intervenire. Intanto, conclusa la terza campagna di monitoraggio delle “emissioni odorigene”, come si definiscono in gergo, gli indizi sembrano ancora puntare sulle emissioni convogliate nei camini che sbuffano dalla facciata nord.

Con le stesse cautele analitiche già espresse da Pro-Gest: a ostacolare la misurazione degli odori, oltre all’incertezza fisiologica della valutazione, sono il regime ancora discontinuo della produzione (attualmente al 75% della capacità), l’impiego di materia prima di diversa tipologia e pure le correnti. Ieri, ad esempio, di puzze non c’era sentore.

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Cartaccia e rifiuti da smaltire

A proposito di materia prima, cartaccia e rifiuti, la buona notizia è che il piazzale su cui si specchia la facciata sud è ora libero da balle e bobine. Delle 100mila tonnellate stimate dalla procura (almeno 10mila in meno secondo l’azienda), entro la fine del 2021 dovrebbero restarne 20/30mila. Da trasferire ad altre cartiere del gruppo o da tenere ferme in attesa che scocchi l’inizio del 2022, quando ripartirà il conteggio delle 60mila tonnellate di rifiuti all’anno impiegabile nella produzione. Intanto, la cartiera è in attesa del rilascio del permesso di costruire da parte del Comune che le consentirà di raddoppiare la superficie del “magazzino cartaccia”, pavimentato e al coperto, dove potranno trovare riparo i rifiuti residui ancora stoccati all’aperto.

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Ad accelerare i timori dei cittadini, e di chi transita dal parco periurbano, è anche il colore dell’acqua che il depuratore della cartiera scarica nel lago: «marroncina» segnalano, preoccupati, diversi lettori. «In realtà, l’acqua che scarichiamo ha un colore leggermente paglierino, come certificato anche da Arpa – rassicura il direttore di stabilimento – la tinta nocciola è frutto di fenomeno fisico e di un effetto ottico, dipende dal flusso e dalla luce».

Sempre in tema depuratore, sono già stati prenotati dei miscelatori che, movimentando l’acqua nelle vasche, ne limiteranno i ristagni. E le puzze eventuali. Trasparenza e aria respirabile. Riparte da qui l’avventura della cartiera.

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La macchina lunga 250 metri

La macchina continua? È la nostra fidanzata, e in quanto tale ha sempre ragione. Va assecondata». Non c’è ombra di malizia nelle parole di Fabio Truzzi, responsabile di produzione della cartiera di viale di Poggio Reale. C’è ammirazione. Questa fidanzata ha un nome corto e freddo, da film da fantascienza – BM1 – in compenso è lunga 250 metri e ha temperamento finlandese.

«I vecchi cartai valutavano la carta con l’occhio» racconta Truzzi, entrato in Burgo nel 1990. Ma allora la macchina era aperta, BM1, invece, non si lascia vedere tutta intera. Alcune parti sono chiuse. Il processo è radiografato attraverso monitor e la manutenzione è predittiva: alcuni valori avvertono di possibili guasti futuri, permettendo così d’intervenire prima.

Di fantascientifico non ha soltanto il nome, questa macchina prodotta dalla Valmet, che occupa il primo piano della fabbrica progettata da Nervi. Sospesa, la copertura della fabbrica, proprio perché macchine così lunghe non tollerano l’intralcio di pilastri. Non la BM1, né la fidanzata antica, quella che si lasciava governare a occhio nudo. Quassù la pasta da carta diventa cartoncino da packaging, passando attraverso le presse e la seccheria, fino all’arrotolamento, a una velocità che può raggiungere i 1.500 metri al minuto. Una bomba.

Autorizzata per produrre 1.159 tonnellate di cartoncino al giorno, la macchina mastica, sbuffa e rumoreggia, ma lo fa con eleganza. Dentro la fabbrica soffia un caldo tropicale, umido. Vero, il procedimento è automatizzato, però l’operazione non è chirurgica, del tipo che si schiaccia un bottone e via: BM1 necessita di premure continue, va sorvegliata. Alla fine, ogni bobina costa impegno e sudore.

La stessa carta non è un materiale fragile, come si potrebbe pensare, una cosa facile da appallottolare, strappare, ridurre in coriandoli. Provate a piegare l’anima di una porta, di un mobile o di un pannello in cartone alveolare a nido d’ape.

Eccola, la forza gentile su cui poggia l’orgoglio dei cartai. Attualmente la fabbrica occupa una settantina di persone, tra operai, tecnici e amministrativi, ma l’organico è destinato ad allargarsi, e la cartiera è già percorsa dal vivace viavai dei lavoratori esterni. Come in un grande cantiere.

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Un museo nell’edificio di mattoni rossi

Archeologia industriale» è la formula che affiora alle labbra quando si spingono i passi e lo sguardo dentro l’edificio di mattoni rossi dove un tempo si ricavava la pastalegno. Quando la carta di faceva ancora con gli alberi. Oggi le priorità di Pro-Gest, il gruppo che ha comprato la cartiera da Burgo nel 2015, sono altre, ma resta valido il proposito di ricavare un museo, messo nero su bianco nel piano industriale.

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Il gruppo «è intenzionato a creare, all’interno del fabbricato di mattoni ex-pastalegno, un Museo della Carta e dell’Architettura, con un auditorium con una capienza di 250 persone da utilizzare per presentazioni e convegni di ogni tipo – le parole esatte – l’obiettivo è quello di fare dello stabilimento di Mantova un polo culturale e cartario che sia un simbolo di riferimento sia per l’Italia che per l’Europa, trasparente e aperto al pubblico». Questione di trasparenza.