Buono e sano: il Grana Padano punta ancora a crescere

L’economia post-pandemia. Vendite record nell’anno del Covid, ora il consorzio studia nuove strategie. Parole chiave: salubrità e ambiente

MANTOVA. Quali parole conterrà l’alfabeto del futuro nel settore agroalimentare? Di certo, qualità e sostenibilità non mancheranno, anzi saranno il faro che illuminerà scelte e obiettivi della maggior parte delle realtà economiche del food and beverage, italiane e non. La pandemia è stata una catastrofe mondiale, non c’è altro modo per definirla, ma alla fine qualche insegnamento, forse condizionato dalla paura, lo ha lasciato: la necessità di tutelare la salute, quindi l’ambiente che ci circonda è il paradigma su cui far girare tutto il resto. La pensano così, per esempio, al Consorzio Grana Padano dove, in termini economici, l’anno del Covid, è corrisposto con una ineguagliabile crescita, per una serie di precisi motivi.

Li spiega il direttore generale, Stefano Berni: «La pandemia ha spinto i consumi sia in Italia che all’estero. La gente costretta in casa ha puntato a mangiare meglio, in modo più sano e non ha badato a spese, non avendo altre consolazioni, in un clima di totale incertezza. Mangiare in casa ci ha favorito, i consumatori hanno preferito scegliere prodotti di qualità, prodotti rassicuranti per la propria famiglia. Quando si pranza o si cena al ristorante lo share dei consumi dei formaggi cosiddetti similari è del 50 per cento; del Grana il 35, del Parmigiano il 15. Nel consumo casalingo i formaggi similari vengono scelti per il 20 per cento, il Grana per il 47, il Parmigiano per il 32».

Ristoranti chiusi, pranzi e cene solo nel tinello di casa: un boom per il Grana Padano, come per tutto il settore alimentare. «Se ricorda, nel marzo 2020 le famiglie prendevano d’assalto i supermercati e facevano scorta, perché non si sapeva cosa stesse succedendo - va avanti il direttore Berni - negli ultimi dieci anni cresciamo mediamente del 2,2 per cento l’anno. Tra il 2020 e inizio 2021 abbiamo quasi raddoppiato le vendite, con un aumento del 3,9 per cento. Già eravamo il prodotto Dop più consumato al mondo, l’anno scorso abbiamo raggiunto il record, 5 milioni 255mila forme vendute nel mondo (2.112.870 destinate all’export); e i cugini del Parmigiano 3,7 milioni».

Un’eccellenza tutta italiana, conosciuta nell’intero pianeta, quella del Grana Padano, che vede tra i maggiori acquirenti tutta l’Europa, gli Stati Uniti, Canada, Giappone (non più la Russia, dopo l’embargo che vige dal 2014). Dopo l’Italia, dove vengono commercializzati 3 milioni di forme l’anno, c’è la Germania, 567mila forme, la Francia, 242mila, gli Usa 150mila, il Regno Unito 140mila e la Svizzera 134mila.

«Dopo l’eccezionalità del boom dell’anno scorso - prosegue Berni - ora si torna alla normalità e ci stiamo riportando sui consumi pre-pandemia. Quest’anno è impossibile raggiungere gli obiettivi del 2020. Però ci prepariamo a crescere all’estero, in nuovi mercati dove siamo un po’ più deboli. Per questo abbiamo affidato l’incarico alla Kpmg, una delle più importanti società di marketing e comunicazione del mondo, che ha il compito di trovare strategie di vendita fuori Italia con nuovi contenuti e nuovi metodi comunicativi. La pandemia, la paura del contagio si sono legati indissolubilmente ai concetti di sostenibilità dell’ambiente, benessere animale, salubrità. Siamo il Dop meno grasso; adesso valuteremo di informare il consumatore in modo più preciso. Questo è il nuovo corso del Grana Padano».

I NUMERI DEL CONSORZIO

Il Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano, in cui si riuniscono e si riconoscono tutti i produttori, gli stagionatori e i commercianti del formaggio a pasta dura dalla storia millenaria (dai monaci cistercensi, 1135) nasce ufficialmente il 18 giugno '54, su iniziativa di Federlatte (Federazione Latterie Cooperative) e di Assolatte (Associazione Industrie Lattiero-Casearie). Nel 1996 Grana Padano ottiene dall'Unione Europea il riconoscimento Dop – Denominazione di Origine Protetta. Attualmente conta 40mila addetti, 129 produttori, 148 stagionatori, 99 caseifici con spaccio, 50 esportatori dislocati nella zona di produzione e di grattugiatura compresa fra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna,Trentino Alto Adige, Piemonte. Le forme esportate nel 2019 sono 2.051.125; quelle prodotte nel 2020 in totale: 5.255.451.

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