Coldiretti Mantova: «I suini? Troppo caro nutrirli, ci perdiamo»

Grido d’allarme degli allevatori che chiedono un’alleanza tra compratori e venditori nella commissione unica nazionale

MANTOVA. Un euro e cinquanta centesimi al chilo: è quanto entra nelle casse di chi alleva suini. Troppo poco rispetto ai costi, che superano abbondantemente l’euro e sessanta. Colpa soprattutto del rincaro delle materie prime che finiscono nella razione giornaliera.

Cresciute e tuttora in crescita. Ma i problemi del settore, strategico per la provincia di Mantova (seconda in Italia soltanto a Brescia per numero di capi allevati) non si limitano, secondo un’analisi realizzata in questi giorni dalla Coldiretti, al tema remunerazione.

«Occorre ripartire dai fondamentali – afferma l’associazione di categoria – oltre al prezzo, il dialogo all’interno della filiera, il coinvolgimento della grande distribuzione, la valorizzazione delle cosiddette “tre I”: nato, allevato e macellato in Italia”.

«Oggi stiamo allevando in perdita – afferma Thomas Ronconi, presidente dell’Associazione nazionale allevatori suini (Anas) – perché le quotazioni si aggirano intorno a 1,5 euro per chilogrammo di carne, contro una costo complessivo che supera 1,6 euro. I forti rincari delle materie prime hanno mandato in tilt i produttori e le previsioni degli analisti dicono che anche nei prossimi mesi le quotazioni di mais si manterranno su valori elevati».

È necessario, per Coldiretti, riequilibrare la filiera in termini di prezzi di mercato, superando le divisioni all’interno della Commissione unica nazionale (Cun), che ha sede a Mantova e fa sedere allo stesso tavolo venditori e compratori.

Per Claudio Veronesi, allevatore di Sustinente e membro della Cun, il futuro ha due strade: «Dovremo sostenere le produzioni Dop (i prosciutti, ndr), che stanno attraversando una fase di riorganizzazione e che, grazie a una forte scommessa sulla qualità, dovrebbero portare a un aumento dei prezzi, con benefici ci auguriamo anche per gli allevatori. Allo stesso tempo, però, dovremo sviluppare produzioni specifiche, come l’antibiotic-free, il benessere animale e il mantenimento della coda».

In quest’ottica, prosegue Veronesi, «la grande distribuzione potrà essere un alleato importante, proprio per comunicare ai consumatori i valori dell’allevamento e della filiera».

Per pianificare il futuro, secondo Veronesi sarà necessario «definire un piano progettuale con tutti gli attori e proseguire nel percorso di aggregazione da parte degli allevatori», e per Ronconi «prevedere a livello ministeriale specifici aiuti per continuare con l’ammodernamento e il miglioramento del benessere animale».

Quanto ai mercati, alcune oscillazioni dei listini dipenderanno anche dalle mosse della Cina, grande importatore di carne suina, ma anche principale acquirente di mais e di soia.

«In quest’ottica, e tenuto conto che la Cina non ha ancora debellato la peste suina africana nel Paese – riferisce Ronconi – avremo probabilmente 3-4 anni per consolidare l’export». A livello mondiale, secondo le previsioni Usda (Dipartimento agricoltura degli Stati Uniti), le produzioni di suini dovrebbero diminuire dell’1,5%, con la prospettiva di un rialzo dei prezzi.

«A livello nazionale sarà strategico valorizzare l’origine e la qualità italiana, facendo leva sulla trasparenza – commenta Veronesi – Chi sosterrà il progetto 100% suino italiano potrà contare sulla nostra collaborazione».

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