Grande Fratello in stalla: dal parto al formaggio la filiera è sotto controllo

Telecamere su mucche e vitellini all’azienda agricola Pezzini di Cavriana. E ora anche la degustazione è digitale

MANTOVA. Quando il vitellino muove i primi passi, le mucche della stalla gli si raccolgono intorno. Sono le 14 ed Ega, una delle frisone dell’azienda Pezzini di Cavriana, ha partorito da poco. In diretta video. Le telecamere in sala parto sono una delle novità tecnologiche che la Latteria San Pietro di Goito ha introdotto, da qualche mese, per rendere più trasparente l’intero processo produttivo del Grana Padano: dalle stalle, reparto di mungitura robotizzato compreso, alla stagionatura finale. Un Grande Fratello che coinvolge più allevamenti soci della cooperativa. L’occhio elettronico fa parte di un progetto più ampio che comprende anche una nuova sede, più bella e funzionale, per un investimento complessivo di sei milioni di euro.

La parola d’ordine è ospitalità: dalla vetrata che si sporge sulle quaranta caldaie per la lavorazione del latte fino all’Oasi dei prati stabili accanto al caseificio, con un’aula circolare che ha come pareti gli alberi, la palestra aperta ai cittadini, il distributore smart dei prodotti della latteria, una piazzola di ricarica per auto e bici elettriche. «Vogliamo essere accoglienti e desideriamo mostrare la realtà delle nostre aziende, che negli anni si sono evolute e hanno reso la vita degli animali sempre migliore» racconta Stefano Pezzini, il presidente della latteria.

Codice 474, natali nel 1966, 70mila forme prodotte nel 2020. Le telecamere (tra tutti i reparti una cinquantina) sono il piatto forte delle visite virtuali, tour guidati cui si può assistere dal computer di casa che culminano, però, con un assaggio vero: agli iscritti della “Digital cheese experience” viene inviata una confezione con i formaggi e una scatola che contiene il fieno, la base dell’alimentazione delle vacche. Terminato il tour, un esperto guida il pubblico nella degustazione. Con il lockdown, le visite hanno fatto registrare il tutto esaurito. E non soltanto in Italia: l’ultima è stata fatta in Cile grazie al supporto dell’Ambasciata italiana e alla collaborazione con uno chef italiano, Nicolò Giacometti, che vive là. Le limitazioni da pandemia hanno spinto anche l’e-commerce, aperto a metà giugno: da gennaio a oggi l’incremento degli ordini è stato del 66% rispetto ai primi sei mesi, con un’alta percentuale di ordini ripetuti. La prossima cheese experience internazionale potrebbe essere, invece in Israele. Il mercato israeliano, del resto, è il principale sbocco estero della San Pietro. Merito di un’intuizione: da tempo, la latteria produce formaggio kosher, ossia rispondente alle rigide norme di produzione alimentare richieste dagli ebrei ortodossi. «Abbiamo più lavorazioni diverse – dice Pezzini – e in questo modo valorizziamo le differenze dei nostri 26 soci». Oltre al kosher, ci sono il formaggio biologico e quello prodotto con il latte da fieno: su 300 quintali di latte al giorno, il 30% deriva da vacche che non si nutrono di insilati, ma soltanto di foraggi dei prati stabili, che nessuno ara o dissoda da anni, se non da secoli. Sabrina Pinardi

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