Contributi pensione per part time ciclico: la Cgil di Mantova vince 10 cause e fa scuola in Italia

Battaglia legale della Filcams per le addette alle mense Franzini: «Ora l’Inps riconosce i periodi di stop dal lavoro»

MANTOVA. Dieci cause vinte dalla Filcams Cgil di Mantova fanno scuola a livello nazionale per i diritti di chi lavora nel privato con un contratto a part-time verticale ciclico: si tratta del riconoscimento da parte dell’Inps della contribuzione figurativa a fini pensionistici per i mesi di sospensione del lavoro. «Una vittoria storica» per circa 3mila lavoratori stagionali, a partire dagli addetti ai servizi mensa, seguiti dal sindacato di via Altobelli. Il part time ciclico è un contratto a tempo parziale basato sul monte orario annuale: si è attivi solo in determinati periodi dell’anno, a seconda delle esigenze dell’azienda. Fino a ieri i periodi di sosta erano privi di contribuzione con il rischio di vedersi allontanare anno dopo anno il traguardo della pensione. Di qui la battaglia legale patrocinata dalla Filcams che ha visto la Lombardia in prima fila con decine e decine di procedimenti vinti a partire da quelli per dieci lavoratrici delle mense scolastiche mantovane.

«Con queste vittorie - spiega Roberta Franzini, segretaria provinciale Filcams di Mantova - ottenute in sinergia con il nostro patronato Inca, è stata sanata una discriminazione fra le lavoratrici del settore pubblico e quelle del privato. La differenza sta nel periodo di sospensione che permette ai dipendenti pubblici di poter richiedere la Naspi durante la sospensione, per cui di fatto hanno garantita una copertura economica e contributiva, invece per gli operatori del settore privato la sospensione equivale ad un periodo di fermo che li lascia senza introito economico e contributivo». Il sindacato ha calcolato che mediamente su 48 mesi di lavoro effettivo venivano riconosciuti tra i 24 e i 36 mesi di contributi, a volte anche meno, con il conseguente allungamento della vita lavorativa e il traguardo pensione sempre più lontano. «Ma da oggi – aggiunge Franzini – grazie alla nostra azione, questo periodo potrà essere recuperato e permetterà al personale di accedere alla pensione».

Tutto inizia nel 2008 quando la legislazione cambia e per il settore privato non viene più prevista la contribuzione a fini pensionistici per i lavoratori con part-time ciclico nei mesi di fermo. Il 10 giugno del 2010 però la Corte di giustizia europea condanna l’Italia per discriminazione: la normativa crea una disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e lavoratori privati. Da qui è partito il lavoro della Cgil che ha mobilitato le categorie coinvolgendo le lavoratrici e i lavoratori interessati e patrocinando i molti ricorsi legali su tutto il territorio nazionale.

«In provincia di Mantova, grazie all'avvocato giuslavorista Arturo Strullato che ci ha seguito in questo percorso legale - spiega Huber Artioli della segreteria Filcams Cgil - abbiamo istruito la prima causa nel 2019. Da lì in poi siamo andati avanti, cercando di coinvolgere e sensibilizzare con assemblee e incontri le lavoratrici e i lavoratori potenzialmente interessati a recuperare i mesi di contributi per i periodi non lavorati a causa della natura stessa del loro lavoro e non per loro volontà».

Come spiega ancora Artioli si tratta, per il mantovano di lavoratrici impiegate nel settore delle mense scolastiche che ora potranno accedere alla pensione. «Grazie alle nostre cause sostenute dalla sentenza della corte di Giustizia – aggiunge – l’Inps ha emesso una circolare il 4 maggio riconoscendo e fornendo le indicazioni operative per il conteggio di tali periodi di sospensione del lavoro». Circolare che rende operativo quanto già previsto nella Legge di Bilancio del 30 dicembre 2020: riconosce il diritto alla valorizzazione a fini pensionistici dei periodi di sospensione per il part-time verticale ciclico subordinandolo a una domanda per tutti i periodi di lavoro svolti entro il 31 dicembre 2020, anche per i rapporti di lavoro in corso, mentre, per la contribuzione successiva al 1° gennaio 2021 vengono date istruzioni alle aziende. «Chi fosse interessato – concludono dalla Filcams – si può rivolgere al patronato Inca Cgil».

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