A Mantova negozi vuoti e affitti troppo salati: si arrende anche Stradivarius

Il monomarca spagnolo del gruppo di Zara chiuderà a fine luglio: un altro buco in corso Umberto

MANTOVA. Manco fosse via Montenapoleone, il salotto buono di Milano. Oppure via Condotti a Roma. Un’iperbole, certo, ma il problema degli affitti stellari pretesi per i negozi è anche di Mantova. C’era una volta e c’è ancora, il problema degli affitti fino a cinque cifre. È pure peggio, ora che i commercianti devono sopravvivere ai morsi e ai graffi della pandemia, convalescenti come e più di ogni altra categoria.

A riproporre la questione affitti è la chiusura imminente di Stradivarius, il locale più largo di corso Umberto I, con i suoi 320 metri quadrati di vendita distribuiti su due piani: il monomarca di abbigliamento (a buon mercato) per sole donne batterà gli ultimi scontrini a fine luglio. Poi stop.

Cinque anni e mezzo, tanto è durata l’avventura degli spagnoli del gruppo Inditex, lo stesso di Zara. Un colosso dalle spalle robuste, rapido a conquistare porzioni di città e fette di mercato, ma altrettanto veloce a sbaraccare quando non è più aria. Quando il gioco non vale più la candela. Impossibile trovare conferme dirette, anche i contatti con la stampa sono governati dalla Spagna, ma la chiusura di Stradivarius dipenderebbe proprio dall’affitto. C’è chi racconta di un canone di 14mila euro al mese, e chi riferisce anche di una percentuale sulle vendite.

Al di là dei dettagli e delle virgole, a suggerire che il canone deve essere salato c’è il precedente della libreria Feltrinelli, che a fine 2013 traslocò dagli stessi locali di corso Umberto I all’attuale spazio in via Roma. Metratura più contenuta, un unico piano e un magazzino snello, mica il caveau labirintico dell’ex sede della banca Cariparma in corso Umberto. All’epoca l’azienda raccontò di una soluzione più funzionale, ma tutti intesero anche economicamente più sostenibile.

Proprietario dei muri dell’ex banca è una società immobiliare di Milano e la circostanza mette in luce un altro aspetto del problema: accanto alle famiglie storiche di Mantova, molti locatori, come si definiscono in burocratese, vivono lontano dalla città, non ne conoscono il polso commerciale e sono impermeabili agli affanni dei locatari (altra concessione al burocratese). Della serie, prendere o lasciare.

E qualcuno disposto a prendere lo si trova ancora: la notizia della chiusura di Stradivarius si accompagna a quella dell’ingresso di un nuovo gruppo, sempre di abbigliamento. Così parrebbe, anche se al momento allo Sportello Unico del Comune non è arrivata alcuna comunicazione.

Impossibile riuscire a parlare con gli spagnoli, ma ai tre dipendenti a tempo indeterminato è già stata offerta un’alternativa per la ricollocazione, mentre per i due interinali ci sarà poco da fare. Cinque lavoratori in tutto, contro i quindici degli inizi. Una vita fa.

E il Comune mette a confronto proprietari, agenti immobiliari e commercianti 

«Al di là del caso Stradivarius, di cui non conosciamo i dettagli, il problema degli affitti alti per i locali commerciali del centro storico esiste – ammette l’assessore al commercio Iacopo Rebecchi – non riguarda tutti i proprietari, ma c’è». Talmente è sentito, il problema dei canoni salati a scoraggiare attività e propositi, che nella cabina di regia dei distretto urbano del commercio è stato previsto un tavolo dedicato.

«Vogliamo incrociare domanda e offerta, invitando a valutare anche formule contrattuali più flessibili sulla scorta di quanto avviene nelle altre città – riferisce Rebecchi – non solo, oltre ai rappresentanti del commercio e dei proprietari immobiliari, al tavolo siederanno anche gli intermediari». Insomma, il confronto coinvolgerà tutti gli attori, compresi gli agenti immobiliari che fanno da filtro tra le pretese dei locatori e le richieste dei locatari.

«Come si risolve il problema degli affitti commerciali troppo cari? È difficile, se non impossibile, da disinnescare – osserva il vicepresidente di Confcommercio, Stefano Gola – in base al libero mercato, ognuno dispone delle proprie cose come crede. Tra i proprietari c’è chi va incontro ai bisogni dei commercianti e chi no, chi fa un passo e chi è inamovibile, fissa un prezzo e quello vuole, piuttosto che abbassare la cifra preferisce lasciare il locale vuoto».

Cosa pensa Confcommercio del tavolo allargato? «Credo sia un’occasione preziosa, utile a capire le dinamiche del mercato mettendo a confronto proprietari e intermediari immobiliari».

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