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Parco ex Pci in mano ai privati, si spacca la sinistra di Suzzara

Crepe nella maggioranza. Cantoni: «Grave errore del Pd: nessuna visione strategica. Quell’area avrebbe dovuto diventare pubblica»

Suzzara. La vendita all’asta ad un privato del parco La Quercia agita le fronde della maggioranza. Lo storico simbolo del radicamento e della forza del Pci e dei suoi eredi politici nel Mantovano, acquisito con i frutti del lavoro dei militanti, è stato pignorato e poi venduto per il mancato pagamento di rate di mutui da parte della Fondazione Ds che l’ha ereditato.

Il gruppo consiliare “La Sinistra per Suzzara”, nel quale sono confluiti molti ex Pci che non hanno aderito al Partito Democratico, esce ora allo scoperto e striglia «il maggiore partito che appoggia la maggioranza», cioè il Pd stesso. L’amarezza trapela dalle parole del capogruppo Andrea Cantoni che punta il dito sugli otto componenti del Partito democratico (il decimo in maggioranza è Salvatore Capursi, ex Suzzara Futura, ora nel gruppo misto) e sulla giunta.

Cantoni, perché questa levata di scudi?

«Nessuno mette in dubbio la regolarità e la legittimità dell’iter conclusosi con l’assegnazione. E non nascondiamo le vicende spinose che hanno coinvolto il complesso negli ultimi anni. Ma la conclusione della vicenda ci lascia una profonda amarezza. Non tanto per queste vicende, ma per la mancanza di visione strategica sul tema da parte dell’amministrazione e di coraggio politico da parte del maggiore partito che l’appoggia».

Cosa poteva fare l’amministrazione per fermare il passaggio al privato? 

«Si è lasciata cadere un’ipotesi di rilancio dell’area come possibile punto di aggregazione a disposizione di tutta la collettività. Erano anche caduti i veti politici, visto che si trattava di area nata in ambito Pci e anche il centrodestra era favorevole».

E perché non ci si è arrivati?

«Perché, nonostante la nostra disponibilità al dialogo e al confronto per costruire una possibile soluzione, è mancata la volontà, prima di tutto politica appunto, di andare oltre le controversie passate. Volevamo raggiungere un obiettivo a favore della cittadinanza non di una parte. Non è stato capito».

Cosa succederà ora in maggioranza?

«Noi per primi ci auguriamo che questa forte diversità di vedute, emersa nella vicenda, non vada a inficiare la finora proficua collaborazione tra forze politiche a sostegno di questa amministrazione. Ci sono ancora tante cose importanti da fare per il bene della cittadinanza nei prossimi tre anni di legislatura».

Per fare pace bisogna essere in due...

«Ci auguriamo che sia così. Naturalmente dichiariamo fin d’ora che, come lista politica presente in consiglio comunale, non saremo disponibili ad appoggiare cambi di destinazioni d’uso dell’area, che possano andare in una direzione speculativa».

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