Rimettersi in gioco tocca a tutti

L’editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Mantova, Enrico Grazioli, è dedicato alla frase pronunciata da Guido Barilla a Palazzo Te. Intervento che  ha fatto molto discutere

Ha fatto un certo scalpore, scatenato ironie e risentimenti la frase pronunciata da Guido Barilla a Palazzo Te nella tappa mantovana de L’Alfabeto del futuro. Chiedere ai giovani di mettersi in gioco in questo passaggio delicatissimo e sofferto, rinunciando alle sirene pur modeste dei sussidi per campare in attesa di meglio, può sembrare sbrigativo e irriverente: soprattutto se viene dal capitano di un’industria di famiglia, che gli ha permesso di iniziare la sua avventura imprenditoriale con sicurezze che pochissimi hanno. Ma liquidarla come una gaffe o una provocazione significa non comprendere a pieno lo scenario economico, sociale e anche culturale. La questione esiste. Perché nelle difficoltà dovute al Covid la sola arma finora davvero messa in campo è stata inevitabilmente quella dei sostegni pubblici: un welfare esasperato e ineluttabile che non può durare in eterno, il cui costo avrà una ricaduta grave sui conti del nostro come di ogni paese (impoverendoci prima o poi, comunque) e il cui impatto anche psicologico si fa pesantemente sentire. Le risposte prossime non possono fermarsi alla richiesta dello stop al blocco dei licenziamenti e contemporaneamente la prospettiva di una ripresa affidata a una deriva verso la precarietà ancor più diffusa (si faccia comunque, purché si faccia, senza badare troppo a diritti e retribuzioni) non può essere accettata anche inseguendo il conforto di qualeche decimale di Pil in recupero. Non a caso al G7 Draghi ha chiesto ai partner di immaginare una nuova stagione che parta, sì, dagli investimenti, ma tenga come bussola la coesione sociale: mai come oggi scricchiolante. Mettersi in gioco, non accontentarsi di protezioni o di una sopravvivenza, è la sfida di tutti, non solo dei giovani: sapendo che da questa sfida si uscirà vincitori solo se le differenze diminuiranno e le occasioni cresceranno, ma all’interno di regole nuove e di una prospettiva comune, non individuale.

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