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Il consulente conferma: «Terapie inadeguate e ritardi negli esami»

Il caso di Maurizio Cantore, primario di Oncologia al Poma, sotto accusa insieme a tre colleghi per omicidio colposo, lesioni aggravate e falso in atto pubblico

MANTOVA. Terapie discutibili e ritardi «inaccettabili» negli esami necessari per le diagnosi. Lacune nella documentazione e una pagina di una cartella clinica sostituita «per giustificare la terapia locoregionale che invece non era clinicamente adeguata».

Non hanno lasciato molto spazio all’immaginazione le parole di Simone Mocellin, il chirurgo oncologo consulente della procura nel processo per omicidio colposo, lesioni aggravate e falso in atto pubblico che vede alla sbarra Maurizio Cantore, 62 anni, primario del reparto di Oncologia e i medici Roberto Barbieri, 53 anni di Parma, Carla Rabbi, 61 anni e Maria Donatella Zamagni, 64 anni (una quinta è stata assolta in separata sede con rito abbreviato «per non aver commesso il fatto»).

L’indagine

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