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Mantova, premio di produzione a rischio per contagiati o in quarantena: stato di agitazione per i 300 di Relevi

No dell’azienda alla richiesta di non conteggiare nel bonus le assenze per Covid: sul piede di guerra Filctem, Femca,  Uiltec e Rsu

MANTOVA. Basta un’assenza dal lavoro per quarantena causa Covid imposta da Ats e rischi di ritrovarti il premio di partecipazione decurtato fino al 70%. È stata accolta con la proclamazione dello stato d’agitazione dei 300 dipendenti e il blocco di tutte le attività straordinarie, la proposta presentata dai vertici Relevi a Rsu e sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil durante la trattativa per la proroga nel 2021 del bonus scaduto il 31 dicembre scorso. Premio di partecipazione che nel 2020 aveva tra l’altro toccato la cifra più alta degli ultimi anni a testimonianza del fatto che la crisi pandemica ha colpito solo marginalmente alcuni settori come quello degli articoli per l’igiene domestica prodotti dall’azienda di Rodigo.

«Non possiamo accettare che un consistente numero di lavoratori che durante i momenti più duri della pandemia sono stati chiamati a lavorare senza sosta, spesso sottoponendosi a turni straordinari, possano vedersi esclusi dal percepire la loro quota di premialità per un evento non preventivabile e indipendente dalla loro volontà» spiegano Rsu e segreterie di Filctem, Femca e Uiltec. Insomma «gli sforzi dei lavoratori durante tutto il periodo della pandemia – aggiunge Andrea Loddi della Filctem – non possono essere oggetto di operazioni al ribasso, esercitate su un evento come il Covid che non ha fermato le aziende, ma i lavoratori che, colpiti anche solo in maniera indiretta dal Covid, vedono una “colpa” non loro ricadere sui loro sforzi». Riferiscono i sindacati che la trattativa per il rinnovo del premio triennale si era arenata lo scorso anno per posizioni molto distanti tra le parti e che «avevamo rinunciato ad aprire lo stato di mobilitazione a fronte della richiesta dell’azienda di una proroga per il solo 2021 del premio».

Dalle assemblee dei lavoratori del 18 e 20 maggio era uscito un sì alla proroga a due condizioni: proseguire la trattativa per costruire un nuovo premio di partecipazione per il 2022-2024 ed escludere dalle condizioni di premialità le assenze per malattia o quarantena certificate Covid-19 che rischierebbero di decimare se non annullare il bonus. Richiesta quest’ultima dettata dal fatto che la pandemia in Relevi «ha colpito più duramente che altrove nel 2021 e che già nel 2020 ha compromesso, quasi sempre completamente, un importo già di per sé modesto per una realtà colpita in modo del tutto marginale dalla crisi».

La risposta arrivata il 1° giugno durante un incontro nella sede di Confindustria è stata un secco «no». In cambio una controproposta: «Un diverso schema di premio legato ad una modifica dell’attuale tabella di assenteismo individuale, fortemente penalizzante in termini di erogazione economica». In sostanza chi supera una determinata soglia di assenze per contagio o quarantena imposta da Ats per contatti sospetti o diretti avrà il premio pagato al 30%. Significa che «ai più sfortunati perché colpiti dagli effetti della pandemia sarebbe corrisposto un importo misero rispetto ai colleghi». Di qui il 3 giugno l’apertura dello stato di agitazione che vedrà oggi (15 giugno) i lavoratori tornare in assemblea. «Crediamo che la misura sia colma» aggiungono i sindacalisti nel sottolineare «gli sforzi dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi anni hanno sempre assecondato le esigenze di flessibilità aziendale su orari supplementari e limitazioni delle ferie, in un ambiente dove è sempre più difficile svolgere serenamente la propria prestazione anche per le condizioni climatiche che non hanno mai trovato una soluzione adeguata» e nel puntare il dito contro i vertici aziendali «che, aldilà dei proclami e delle bonarie intenzioni manifestate sui social o in comunicazioni private con i lavoratori, non sono mai disponibili ad accoglierne le richieste».

Al centro delle assemblee del 15 ci sarà il no allo scomputo delle malattie e quarantene da Covid 19 per il calcolo del bonus ma anche ciò che ha portato «a un deterioramento della fiducia nei confronti della direzione» così come «il continuo logoramento delle relazioni sindacali». E non si escludono «ulteriori iniziative a sostegno della vertenza».

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