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Vendita della rete gas, il sindaco di Mantova rompe il silenzio: «La valutazione va fatta per il bene di Tea»

Palazzi sul futuro della multiutility: deve restare pubblica e perché sia così bisogna scegliere dove investire perché competiamo con colossi

MANTOVA. Sindaco, sgombriamo il campo: lei è per la vendita della rete gas di Tea o no?

«Per prima cosa vorrei dire che io voglio che Tea resti pubblica e del territorio ancora per molto tempo, ma perché sia così vanno fatte delle scelte. Se la politica non fa i conti con i numeri, con le possibilità di indebitamento e con come sta cambiando il mercato, fa un cattivo servizio ai cittadini. Le do un dato sul numero degli operatori che gestiscono reti gas in Italia, dal 2000 al 2019 sono passati da 742 a 199 e diminuiranno ancora. Vorrei però fossero chiari priorità e obiettivi».

Ovvero?

«Intanto che Tea resti pubblica e non sia venduta, fattori che sto difendendo da sei anni nonostante nel nord Italia non esista società che fa tutto e col fatturato di Tea che sia riuscita a restare autonoma. Per riuscirci bisogna scegliere oculatamente dove investire: siamo piccoli e non possiamo fare tutto contro i colossi, e credo che una politica pubblica per il territorio richieda di dedicare i maggiori investimenti su servizio idrico, ambiente, teleriscaldamento ed energia».

Quindi non sul gas...

«Dico che lo scenario della distribuzione reti gas è mutato. C’è una gara ed è possibile perderla e anche vincendola, a fronte degli oltre 110 milioni di euro che servirebbero, tra offerta e investimenti nei 12 anni, il rapporto tra debito e sostenibilità finanziaria dello stesso imporrebbe di ridurre gli investimenti su acqua, ambiente ed energia. È giusto che la società valuti anche soluzioni alternative. La sostenibilità finanziaria non è un optional, è la garanzia affinché Tea resti pubblica e investa sul territorio. Chi non si pone questo tema non vuole che Tea resti pubblica».

Secondo lei il rischio è questo?

«Non esiste più il monopolio pubblico e se vogliamo che Tea investa ancora sul territorio, anche dove altri non investirebbero perché poco remunerativo, deve restare finanziariamente sana. Non è quotata in Borsa, quindi ricorre al prestito bancario come ciascuno di noi: le banche ti prestano i soldi per investimenti sui quali sei in grado di dimostrare, per dimensione e durata delle gare, che si ripagano in un tempo consono. Per questo la valutazione va fatta e non evitata, in modo trasparente, ordinato e spero non strumentale».

Cosa risponde a chi teme che il gas sia solo l’inizio?

«Che non sarà così. La valutazione è aperta solo sulla distribuzione reti gas, non sul teleriscaldamento e non sulla vendita ai cittadini di luce e gas, Tea Energia per capirci. Sulla quale chiediamo che si investa ancora di più. Ed è una priorità che questa valutazione venga discussa con i soci, ossia i Comuni e i sindacati. Quindi non sta a me dire oggi si vende o non si vende, anche perché il tema passerà in consiglio comunale. Mi interessa però inquadrare il problema essendo sindaco del Comune che detiene il 72% di Tea spa. Inoltre, se si procederà, intendo incontrare i capigruppo, anche di minoranza, affinché si discuta sui numeri reali».

Nel caso, che ne sarà dei dipendenti?

«Dei lavoratori dedicati alla distribuzione rete gas, qualora la società con l’assemblea dei soci procedesse con la cessione delle reti, nessuno perderà il lavoro. Comunque se Tea perdesse la gara lavorerebbero per chi la vince».

E se arrivasse un’offerta per tutta Tea?

«Da sei anni resisto alle costanti richieste da parte delle grandi multiutility che vorrebbero acquisire Tea. Ho sempre detto no, perché è un valore per questa provincia avere una società pubblica che investe e offre servizi di qualità, infatti per Mantova Ambiente fu un danno l’uscita di alcuni Comuni dalla gara del 2016 per andare con Aprica».

Senza il gas non si indebolirebbe il valore dell’azienda?

«Il fatturato consolidato 2020 è di 290 milioni di euro, la distribuzione gas rappresenta 11 milioni. Se si dice che è un’attività prevalente non si conoscono i numeri. Tea ha di sua proprietà 357 km di rete gas sui 2006 km dell’ambito 1, che coinvolge 35 comuni. Ne gestisce 661 km. I restanti sono già oggi gestiti da altri operatori e la proprietà è o di altri operatori o dei Comuni. Il Comune di Mantova non ha reti di sua proprietà, le cedette a Tea negli anni ’90. Se Sei perde la gara le sue reti di proprietà diventano di chi la vince, per dodici anni. Quelle dei comuni restano dei comuni e chi vince paga un canone fissato da Arera con i nuovi coefficienti, meno generosi dei precedenti. Inoltre il 95% dei 2.600 nuovi clienti netti sulla parte gas, attivati nell’ultimo anno, abitano in comuni nei quali Sei non gestisce le reti. Gestione e vendita sono separate. Infine va tenuto in considerazione che i consumi da alcuni anni si stanno spostando sull’elettrico, diminuendo la domanda di gas. Basta guardare l’aumento di vendite delle piastre a induzione».

A questo punto: quando si deciderà?

«Se vogliamo fare il bene di Tea e del territorio dobbiamo valutare i pro e contro e poi decidere, non sulla base dell’opportunità politica o dell’ideologia, ma su ciò che ci garantisce una società pubblica non solo nei prossimi due anni, ma nel prossimo decennio almeno».

Intanto Si minaccia di lasciare la maggioranza...

«Ho letto e mi dispiacerebbe, al di là dei numeri che sono solidi, perché le cose che ci uniscono sono molte di più di quelle che ci dividono e sarebbe inspiegabile che una forza di sinistra uscisse da una maggioranza che ha ridato la gestione pubblica al servizio idrico integrato con la nuova società Aqa, che investe sul sociale e nei quartieri popolari come mai prima in questa città e che ha scelto col Parco del Mincio di acquisire l’ex area Paiolo togliendola alla possibile edificabilità. Sono sempre disponibile al confronto, purché non sia solo ideologico. La discussione è aperta, se la affrontiamo con serietà può solo fare bene».

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