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Estorsione alla Andromeda: «Sembrava Gomorra»

Montella, uno dei militari finiti in carcere per lo scandalo della caserma Levante pestò due venditori dell’autosalone per avere un’Audi a diecimila euro

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Una spedizione punitiva, un’estorsione avvenuta all’interno dell’autosalone Andromeda di Castiglione delle Stiviere. Sotto accusa l’appuntato Giuseppe Montella, uno dei cinque carabinieri arrestati il 22 luglio dell’anno scorso a seguito dell’indagine che portò per la prima volta al sequestro di una caserma dell’Arma, la Levante di Piacenza. Su Montella, detenuto nel carcere di Pavia, pendono 58 capi di imputazione: lui e altri militari si sarebbero macchiati di diversi reati tra i quali abuso d’ufficio spaccio, arresto illegale, falso, truffa e lesioni.

Nel corso del processo che si sta celebrando a Piacenza, è emersa una vicenda che ha avuto come scenario il comune dell’Alto Mantovano: Montella avrebbe pestato due dipendenti della concessionaria di Castiglione per costringerli a concludere la vendita di un’Audi A4 al prezzo di 10mila euro. La difesa, d’altro canto, sta cercando di dimostrare come il carabiniere in realtà volesse soltanto far valere le proprie ragioni dopo aver versato un acconto di duemila euro per l’acquisto della macchina, la cui consegna al nuovo proprietario sarebbe stata rinviata più volte. In merito all’episodio, avvenuto a febbraio 2020, nell’ordinanza il gip Luca Milani scriveva: «Montella palesava di avere organizzato una spedizione punitiva nei confronti di alcuni uomini che a suo dire avrebbero tentato di truffarlo, conclusasi con il pestaggio degli stessi, cui aveva partecipato anche Simone Giardino (un amico di Montella, anch’egli finito in carcere, ndr)».

La Andromeda chiuse i battenti poche settimane dopo la vicenda che vide protagonista Montella: tutti i venditori dell’autosalone fecero perdere le proprie tracce beffando circa 300 persone che erano in attesa di ritirare altrettante auto che erano state pagate per intero o per le quali erano stati versati anticipi cospicui. Del caso si sta occupando la procura di Brescia.

Montella nega di essere entrato nella sede dell’Andromeda con una pistola, davanti al giudice ha però ammesso di aver usato una mazza per spaventare i venditori, che poi avrebbe soltanto schiaffeggiato.

Alcune intercettazioni sembrano inchiodare il carabiniere infedele accusato di estorsione: in una telefonata al fratello di Giardino, Daniele, infatti, Montella racconta quanto accaduto nell’autosalone castiglionese: «Sono entrato attrezzato. Uno si è pisciato addosso, tutto gliel’ho sfasciato. E poi ho sentito Simone “ba, ba” fa Simone vicino a lui, “basta, lascialo stare che quello ti fa male”. Poi io gli ho detto “adesso non ti dico niente, vedi tu quello che devi fare”. E sai cosa ha fatto? “Metti” ha fatto vicino all’altro “metti le targhe sulla macchina... la targa di prova e portala a Piacenza” e ce la siamo portati (l’auto, ndr) a Piacenza e l’abbiamo lasciata da tuo papà».

In un’altra telefonata tra Simone e Daniele Giardino riguardo quell’episodio dicono: «Hai presente Gomorra? È stato uguale».

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