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Massima allerta variante Delta, a Mantova il 25% dei casi lombardi

In tutta la regione in due mesi 81 contagiati dal virus mutato. Gli esperti: «Ma i vaccini sono efficaci»

MANTOVA. Non deve spaventare ma non va nemmeno sottovalutata. La variante Delta (ex variante indiana), responsabile di un indice di trasmissibilità del Covid 19 di circa il 60% superiore alle altre varianti e in particolare a quella cosiddetta inglese (Alpha), è arrivata anche a Mantova e nel giro di un mese ha infettato una ventina di persone, la maggior parte delle quali non hanno fatto viaggi né in India né all’estero. Venti casi accertati (dei quali ha dato notizia ieri la Gazzetta di Mantova) su un’ottantina in tutta la Lombardia rappresentano una percentuale del 25%, certamente da non sottovalutare.

Sono 81 i casi di variante Delta finora rilevati in Lombardia: due sono stati identificati ad aprile, 70 nel mese di maggio e 9 al 14 giugno. È quanto emerge da fonti interne a Regione Lombardia. In questo mese di giugno si registra una tendenza in calo rispetto a maggio, ma ancor più significativa è la scarsa percentuale della cosiddetta ex indiana sul totale delle genotipizzazione, che è stata dell'1,20% a maggio e finora dell'1,15% a giugno.

Il presidente della Regione, Attilio Fontana, cerca di tranquillizzare: «Tutti i casi sono attentamente monitorati e seguiti, mi sembra di poter dire, a oggi, che la situazione sia sotto controllo. Dovremo monitorarla costantemente, controllare che non si verifichino nuovi focolai di questa variante, comunque da quello che risulta dalle valutazioni scientifiche, è una variante sensibile al vaccino ma ha, a quanto pare, una maggior diffusibilità. Cercheremo di essere particolarmente attenti».

Oltre a quella indiana, i contagi legati ad altre varianti finora identificate in Lombardia sono 11.373 per quanto riguarda quella inglese, 383 per la brasiliana e 79 per la sudafricana. Ce ne sono poi 786 relativi a varianti non Voc (variants of concern), cioè non significative dato che non mostrano aumento della trasmissibilità. Sul tema ieri è intervenuto anche l’assessore regionale al welfare Letizia Moratti: «La cosiddetta variante indiana Delta è temibile, però non preoccupa particolarmente perché abbiamo a disposizione i vaccini. Da dicembre ad oggi abbiamo effettuato 16.638 genotipizzazioni e abbiamo riscontrato che la variante inglese (Alfa) con il 68% è, a oggi, quella prevalente in Lombardia seguita da quella brasiliana (Gamma) 1,1% e dalla sudafricana (Beta) 0,3%. È fondamentale – ha concluso la la vicepresidente della Lombardia – proseguire celermente nella campagna vaccinale».

Il rischio di ospedalizzazione in caso di contagio con la variante Delta è quasi doppio rispetto a quello della variante inglese, ma la vaccinazione offre una buona protezione. A patto, però, di fare anche la seconda dose. È quanto mostra uno studio pubblicato sulla rivista Lancet, da cui emerge anche che il livello di protezione varia in base al vaccino fatto.

I ricercatori hanno scoperto che, due settimane dopo la seconda dose, il vaccino Pfizer offre una protezione del 92% contro la variante Alfa e del 79% contro il ceppo Delta. Per le due dosi del vaccino di AstraZeneca, invece, c'è una protezione del 60% contro la variante Delta rispetto al 73% per la variante Alfa.

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