Parcheggi e parchi per ospitare le tende: ecco il manuale per sisma e alluvioni

Individuate 27 aree di accoglienza in città e in periferia. Disposte anche le regole per tutelare il patrimonio culturale

MANTOVA. «Un vero e proprio manuale operativo per le emergenze, sia quelle meno pericolose che quelle più complicate, che interesseranno il nostro territorio» lo definisce l’assessore alla partita Iacopo Rebecchi. È il nuovo piano di protezione civile del Comune di Mantova, aggiornato rispetto a quello in vigore dal 2015, per tener conto delle nuove leggi regionali e nazionali. Lo studio è frutto di una sinergia tra tutti gli uffici del Comune, il dipartimento della protezione civile e le altre istituzioni. Dopo l’esame di ieri delle commissioni ambiente e territorio, andrà in aula per l’ok definitivo.

Dopodiché il Comune avrà uno strumento adeguato, con una catena di comando più snella e compiti meglio specificati, per far fronte a tutti i rischi che si potrebbero verificare e che nel piano sono stati raggruppati in undici categorie: dal rischio idrogeologico a quelli sismico, meteo e industriale, dal rischio incendi boschivi a quelli nucleare, incidenti stradali, ondate di calore, blackout elettrico, ordigni bellici inesplosi fino a quello che potrebbe riguardare i tanti beni artistici e monumentali presenti a Mantova. E una delle novità è proprio l’analisi di tutti i beni culturali e delle strutture e dei siti che li conservano, con le relative misure di protezione e di intervento in caso di bisogno. In una scala da uno a quattro il rischio maggiore che corre la città è quello industriale, seguito da quelli idrogeologico, sismico, incidenti stradali e integrato (due o più eventi insieme).

Il piano questa volta contiene un puntuale aggiornamento sulla popolazione che potrebbe essere interessata ai vari accadimenti, suddivisa per fasce d’età, così come c’è l’aggiornamento delle strutture sensibili presenti come scuole e case di riposo.

Sono state anche individuate le aree in cui in caso di eventi sismici, ma che possono essere usate anche per altre calamità, vanno radunate le persone per dare loro una prima accoglienza con le tende. Si tratta di parcheggi e aree verdi pubbliche (ne sono stati censiti 27, si va dai parcheggi della Favorita a quelli dei principali supermercati a quello dell’Anconetta, dai giardini di viale Piave al Bosco Virgiliano, a piazza Virgiliana, in tutto 228mila metri quadrati). Ed è stata definita la procedura che scatta non appena l’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia dà l’allarme dopo aver valutato la magnitudo della scossa (in viale Risorgimento c’è una stazione operativa dell’Ingv).

Il piano individua anche il numero di persone e le zone maggiormente interessate ad eventi calamitosi. Per esempio, al rischio di un alluvione di Mincio e laghi sono esposti 32mila mantovani, di cui 26.126 a livello moderato, mentre solo sette a grado elevato (sono i residenti in via Riviera Mincio, a Formigosa). I quartieri più esposti alle esondazioni sono Angeli, Belfiore, Valletta Paiolo, la zona del centro (lungo i viali) e Virgiliana. Viene anche esaminata la possibilità di un collasso della diga di Salionze, il che comporterebbe che quattro ore dopo la città sarebbe interessata dalla piena del Mincio. C’è poi il rischio di incidente industriale a causa della presenza alle porte di Mantova del petrolchimico. In caso di incidente scatterebbero subito i posti di blocco in più punti strategici per isolare le zone interessate. Ognuna delle quattro aziende ha i propri piani di protezione civile che verrebbero applicati in caso di incendio o di fuoriuscita di sostanze tossiche, con l’attivazione di forze dell’ordine e Protezione civile.

«Il sistema di protezione civile della città ha dimostrato negli anni di essere efficiente – dice Rebecchi – la città ha attraversato momenti duri, come il sisma del 2012, e la polizia locale con la Protezione civile e tutte le altre forze e istituzioni si sono dimostrate coordinate, rapide e pragmatiche».

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