Si arena la sanatoria per il lavoro nero: a Mantova evasa meno di una pratica su 5

Dopo un anno esaminate solo 370 domande su 2.500. Donata Negrini (Cgil): così si condannano gli immigrati all’invisibilità

MANTOVA. Emersione del lavoro nero fra gli stranieri: a distanza di un anno, nel Mantovano solo il 16% delle pratiche è arrivato a fine percorso. A darne notizia è Donata Negrini della segretaria Cgil che denuncia «ritardi inaccettabili». È passato un anno infatti dall’apertura delle procedure per le domande per la regolarizzazione e il conseguente rilascio del permesso di soggiorno per i cittadini stranieri occupati in ambito domestico, assistenziale e nell'agricoltura. Secondo i dati raccolti dal sindacato in provincia di Mantova, al 20 maggio 2021, su 2.520 domande presentate sono solo 371 quelle esaminate che hanno completato l'iter per ottenere il permesso di soggiorno per lavoro, il 16,3%. La maggior parte (2.263) riguarda lavoro domestico e assistenziale (colf e badanti), mentre 257 sono per lavoro subordinato in agricoltura. La Cgil, che predispone le pratiche per i cittadini stranieri, conferma il ritardo: solo il 13% di quelle inoltrate ha ricevuto risposta.

«A un anno di distanza dall'apertura di questa “finestra” pensata per favorire la regolarizzazione degli stranieri presenti sul territorio occupati in ambito domestico, assistenziale e agricolo - attacca Negrini - il ritardo nelle risposte è inaccettabile. Un ritardo che condanna all'invisibilità migliaia di migranti e mette in difficoltà anche molte famiglie italiane che necessitano delle prestazioni di queste persone per l'assistenza agli anziani e per il lavoro domestico».

La situazione è poi addirittura peggiore a livello regionale e nazionale. In Lombardia è stato evaso soltanto il 5% delle domande, ossia 2.525 su 48.957. Stessa percentuale a livello nazionale: 11mila risposte su 220mila domande, mentre sono 20mila i permessi in via di rilascio, come riportato dai dati raccolti dalla campagna "Ero Straniero". Dati che evidenziano anche come nelle grandi città il quadro sia ancora più allarmante. A Milano, ad esempio, su oltre 26mila domande presentate sono stati rilasciati 441 permessi di soggiorno per lavoro, nemmeno l'1,7%.

Sempre secondo "Ero Straniero" i lunghi tempi d'attesa sono dovuti a molteplici ragioni: dal numero insufficiente di personale dedicato all'esame delle pratiche nelle Prefetture, alla procedura stessa definita “labirintica”, senza dimenticare l'impatto che la pandemia ha avuto sull'organizzazione degli uffici preposti. Il Ministero è corso ai ripari assumendo altro personale e dal 6 aprile sono stati inseriti 171 lavoratori internali, di cui 13 nella Prefettura di Mantova.

Dalla Cgil ricordano che sono due i canali di accesso alle regolarizzazioni contemplati nel decreto Rilancio del 2020. Il primo, più utilizzato, prevede che siano i datori di lavoro a mettere in regola i lavoratori stranieri presentando, attraverso il portale del ministero dell’Interno, le domande che poi devono essere esaminate dalle Prefetture: a livello nazionale ammontano a 207mila su 220mila totali e i permessi rilasciati sono stati 5.603, solo il 2,7% . Il secondo canale prevede invece che siano gli stessi lavoratori stranieri impiegati nei settori previsti dalla sanatoria a fare richiesta di permesso di soggiorno temporaneo per poter cercare un nuovo impiego: in questo caso sono state presentate solo 12.986, ma sono state molte di più le risposte e i permessi rilasciati, vale a dire 9.329, il 71,8%.

«Questa situazione e questi ritardi - fa presente la sindacalista della Cgil - hanno pesanti ricadute sulla vita di queste persone che non possono accedere a servizi primari di tipo sanitario e sociale. Il nostro auspicio, la nostra richiesta è che il ministero dell'Interno intervenga al più presto per superare questi ostacoli burocratici e per velocizzare l'iter delle domande. Inoltre, riteniamo fondamentale che la platea dei cittadini stranieri che possono accedere a questa “sanatoria” venga allargata anche ad altri settori lavorativi e a coloro che sono integrati sul territorio».

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