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Ultimatum dalle discoteche: così moriamo

La rabbia dei gestori: «Si balla ovunque, e senza controlli, tranne che in pista. Dobbiamo aprire subito, servono certezze»

MANTOVA. «Oltre il danno, la beffa: le immagini che continuano a girare in rete hanno il sapore della presa in giro per tutti i nostri imprenditori costretti a non lavorare da ormai diciassette mesi». È sempre amareggiata Carmen Venerandi, presidente di Silb-Confcommercio Mantova, l’associazione che raggruppa i gestori dei locali da ballo. Il mondo fuori sembra aver riconquistato il sapore della normalità, pure con qualche atteggiamento azzardato, ma di tornare in pista ancora non se ne parla.

«Ci sono balli di gruppo ovunque, nei pubblici esercizi, in spiaggia, nelle piazze, il tutto senza il benché minimo controllo – si sfoga Venerandi – controlli che, invece, potremmo garantire nei nostri locali, grazie a un protocollo di sicurezza già condiviso con le autorità competenti e su cui aspettiamo ancora riscontro. Eppure, di riaprire non se ne parla».

Insomma, si balla ovunque, meno che in discoteca: «Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegarci che criteri ci sono alla base di certe scelte che, oltre a condannare a morte un settore intero, favoriscono un pericoloso e dilagante abusivismo».

La richiesta è sempre la stessa: «Come già ripetuto in più di un’occasione, è necessario programmare una ripartenza a strettissimo giro, già dai primissimi giorni di luglio – conclude la proprietaria del Mascara – bisogna individuare una data precisa e dare la possibilità alle imprese di organizzare attività che hanno bisogno di programmazione. Le discoteche non si accendono e spengono con un interruttore. Speriamo che qualcuno, prima o poi, lo capisca. E che non sia troppo tardi».

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