Da problema a risorsa green: una piattaforma web per i liquami

Life Dop fa incontrare le esigenze di chi vuole cedere e di chi vuole acquistare. «L’obiettivo è aiutare ad esportare le eccedenze di azoto e nitrati»

MANTOVA. Trasformare i reflui zootecnici, con il loro carico di azoto, da problema (e costo) a risorsa. È l’obiettivo della borsa liquami, una piattaforma web promossa dal progetto europeo Life Dop che fa incontrare chi vuole cedere liquame e letame e chi lo vuole acquistare. Per alimentare un impianto di produzione di biogas o di biometano o per fertilizzare un campo.

Alla piazza virtuale, che ha terminato la sua fase sperimentale a marzo, hanno partecipato ottanta allevamenti, tredici impianti per la produzione di energia rinnovabile e una quarantina di aziende di filiere diverse, in gran parte orticole. Braccio operativo del progetto la coop San Lorenzo di Pegognaga, azienda che mette insieme un centinaio di allevamenti soci.

«La borsa liquami è nata per aiutare ad esportare le eccedenze di liquami, e quindi di azoto e nitrati, verso destinatari esterni. Principalmente verso la filiera del biogas, che ha inserito i reflui nell’alimentazione degli impianti al posto del silomais (alimento zootecnico che si ottiene dalla trinciatura della pianta del mais, ndr). In sostanza ha garantito una gestione distrettuale degli effluenti di allevamento, con scambi interamente tracciati», spiega Stefano Garimberti, l’agronomo dell’Associazione regionale allevatori della Lombardia (Aral) che ha seguito lo sviluppo della piattaforma.

Ottanta allevatori hanno ceduto i loro reflui per un totale di circa 300mila tonnellate di prodotto, oltre la metà del quale (155mila tonnellate) composto da letame. Ne hanno tratto vantaggio le loro aziende, che si sono viste remunerare dai 3 ai 3,5 euro a tonnellata quanto conferito, e ci ha guadagnato l’ambiente. «I risultati, per la filiera di Grana Padano e Parmigiano Reggiano - prosegue Garimberti - sono significativi. Il progetto ha consentito di ridurre le emissioni di metano di circa 970 tonnellate, di eliminare 35mila tonnellate di CO2 equivalente, di ridurre del 10% l’impatto ambientale di un chilo di latte e di produrre 37 milioni di kilowattora di energia». Avere tra i propri interlocutori i produttori di biogas significa guardare avanti: in Lombardia, negli ultimi dieci anni, il numero degli impianti è aumentato, ma l’alimentazione con silomais è vista, sempre più, come una stortura.

«Si è capito che è più opportuno sostituirlo, con le dovute proporzioni, con i reflui, che consentono anche un risparmio del 30/40%. Tra l’altro, gli orientamenti attuali, dal punto di vista delle normative sulla produzione agro-energetica, spingono verso l’impiego di sottoprodotti. I reflui, di conseguenza, diventano strategici».

Dopo i primi quattro anni, l’obiettivo sarebbe esportate il modello di economia circolare in altri distretti dell’agroalimentare.

Ma c’è un passo ulteriore che sta a cuore agli imprenditori della San Lorenzo: «Con i nostri cento soci riusciamo a garantire una grande adesione - racconta Alessandro Gandolfi, vicepresidente della cooperativa e titolare con il fratello e i cugini degli Allevamenti Margherita - Il prossimo passaggio sarà la creazione di un nostro impianto consortile per la gestione dei reflui. L’Europa ci chiede la transizione ecologica. Noi qui ci lavoriamo già da diversi anni».

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