La rinascita dopo il Covid? «Sia come il Risorgimento»

Celebrazioni della battaglia con inni e discorsi ufficiali dopo l'anno della pandemia. E il riferimento alla guerra al virus e alle sue vittime accomuna tutti gli interventi

SOLFERINO. Un caldo sole estivo ha fatto da cornice al ritorno delle celebrazioni, dopo un 2020 in sordina a causa della pandemia, per ricordare il162° anniversario della Battaglia di Solferino.

In apertura, prima dello schieramento delle autorità civili, religiose, militari e della Croce Rossa al centro di piazza Torelli per l'esecuzione degli inni nazionali, è stato letto il saluto di Alessandro Minardi, presidente del Coordinamento nazionale delle associazioni risorgimentali. «L'amicizia, nata dalla reciproca partecipazione alle rispettive celebrazioni di Livorno e di Solferino, fu all'origine di questa esperienza che oggi conta una trentina di associazioni in tutta Italia, dal Nord al Sud. Non sarebbe stato possibile senza quello spunto iniziale concretizzato con una firma storica costitutiva a Gavinana nel 2006. E quel giorno non vi fu dubbio sull'unanime scelta del presidente, Luigi Lonardi (ex sindaco di Solferino, ndr),che concentrava tutti quei caratteri che lo rendevano unico: il carisma personale, l'appassionata fede nei valori del Risorgimento, compatibile con una profonda fede religiosa, il convinto riferimento allo spirito di Croce Rossa che da Solferino e San Martino era scaturito attraverso Henry Dunant».

Dopo la celebrazione della messa alla chiesa ossario, solo tre sono stati i discorsi ufficiali. Fausto Fondrieschi, presidente della Società Solferino e San Martino, ha creato un parallelismo fra le difficoltà vissute nell'epoca Covid e gli sforzi risorgimentali e, soprattutto, con lo spirito di unione, collaborazione e fratellanza che è emerso da quell'esperienza «e che oggi dove darci la forza di ripartire». Che lo "spirito di Solferino" debba essere la rinascita è stato un concetto espresso anche dal viceprefetto Giorgio Spezzaferri. Ha chiuso gli interventi del sindaco Germano Bignotti, che ha sottolineato la differenza fra 'quei morti che oggi onoriamo e quelli che abbiamo visto con i nostri occhi in questi mesi. Abbiamo visto morire molti anziani, memoria del nostro presente, spesso soli e senza nessuna possibilità di conforto».

L'ultimo atto della mattinata è stato la deposizione delle corone di fiori all'interno della Chiesa Ossario.

Nel tardo pomeriggio, poi, c'è stato una cerimonia a Grole di Castiglione delle Stiviere per ricordare i Caduti della battaglia in quella zona. 

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