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Mantova, quando le erbe aromatiche sono la perla dell’azienda

Piero Fezzardi si è ritagliato un suo spazio con decine di piante diverse. Rabarbaro, zenzero, liquirizia, stevia e timo conquistano lo chef dell’Esplanade

CASTEL GOFFREDO. «Ho 76 anni, ma devo ancora imparare tanto». Deve essere questo il segreto di Piero Fezzardi, che nell’azienda agricola di famiglia, una trentina di ettari nelle campagne di Castel Goffredo, ha saputo, da qualche anno, ritagliarsi un suo spazio. Ci parla del suo regno di Corte Asmara, un orto con decine di varietà di piante diverse, mentre raccoglie la lavanda, circondato dai bombi che danzano tra i fiori a un ritmo frenetico.

«Per fare l’orto ci sono tanti segreti - racconta stingendo gli occhi per il troppo sole - Per esempio la lavanda non è soltanto bella e profumata, è anche un insetticida naturale e aiuta gli impollinatori. E guardi qui: tra gli altri ortaggi ho piantato l’aglio. Mi aiuta a tenere lontano i pidocchi». Le varietà non si contano: dalle verdure più classiche a porri e barbabietole rosse, fino a una particolare varietà di pomodori, i cui semi arrivano, insospettabilmente, dall’Ucraina. Sono grandi e carnosi, ideali per la salsa.

Ma sono le erbe aromatiche, alcune introvabili altrove, la vera specialità della casa: rabarbaro, zenzero, liquirizia, stevia, timo, basilico e rosmarino, cinque varietà diverse di menta solo per citarne alcune. Con i loro profumi hanno conquistato il figlio di Piero, Massimo Fezzardi, chef e socio del ristorante Esplanade di Desenzano, una stella Michelin.

Tra i piatti ricercati di chef Fezzardi capita anche di trovare petali di fiori, l’altro pallino del babbo. «La prima passione per il giardino me l’ha trasmessa zia Gentile - racconta Piero - Era una suora laica, è morta ormai da vent’anni. Ma lì in fondo ci sono ancora le margherite piantate da lei». La famiglia Fezzardi abita a Corte Asmara da circa un secolo. «La corte è del 1850, prima di noi ci abitava un garibaldino. Mio nonno Luigi è venuto a vivere qui nel 1919, e nel 1922 è nato mio papà Luigi». Fin dal principio hanno coltivato la terra e allevato vacche da latte, all’inizio una ventina di capi. «Eravamo in cinque fratelli. La mattina andavamo a scuola e il pomeriggio lavoravamo. Ricordo che quando ho cominciato, si mieteva ancora a mano. Mia mamma Elsa, invece, allevava i bachi da seta».

Le cose sono cominciate a cambiare a metà anni Sessanta, con i primi attrezzi, i trattori, la mietitrebbia. E negli Ottanta c’è stato il salto: «Siamo arrivati ad avere una sessantina di vacche da latte e i vitelli da carne, per un totale di circa 150 bestie. Ma nel 1996 abbiamo smesso di produrre latte e qualche anno fa abbiamo chiuso del tutto le stalle». Rimangono i 35 ettari (25 di proprietà e dieci in affitto) coltivati a mais, pomodori da industria, grano duro e soia: se ne occupa Renato, il fratello più giovane.

E rimane l’orto “stellato” di Piero. 

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