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Folla e commozione all’addio a Gandini

Il ricordo del preside precipitato in montagna: «Quando guarderemo il cielo, ricorderemo i tuoi occhi azzurri e la tua onestà»

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Insufficienti i 250 posti contingentati causa Covid del Duomo per contenere tutti coloro che non volevano mancare per l’ultimo saluto ad Angelo Gandini, il preside dell’Istituto Comprensivo 1 ed ex presidente dell’Aisam, l’associaizone dei presidi della nostra provincia. Gandini è tragicamente scomparso giovedì scorso precipitando durante un’escursione su un sentiero a strapiombo sul lago d’Idro.

Alcune decine di persone hanno seguito la cerimonia funebre sul sagrato a testimonianza della stima di cui godeva lo sfortunato dirigente scolastico.

«In tragedie così inaspettate non ci sono parole a sufficienza per consolare chi resta, meglio il silenzio e la condivisione del dolore» dice iniziando l’omelia il celebrante don Gian Giacomo Sarzi Sartori. Ammette che anche lui «ha il cuore gonfio di dolore e gli occhi rossi di pianto». Ma conclude: «Il ricordo di tutto ciò che di buono ha fatto Angelo nella sua vita e nella sua professione deve rimanere scolpito nei nostri cuori e servire come esempio da seguire».

Nei primi banchi assieme ai familiari anche i primi cittadini con fascia tricolore di Castiglione e Medole, altra sede di servizio di Gandini. Il sindaco Enrico Volpi nel suo saluto ha ricordato «come erano molte le diversità di vedute con il professor Gandini, ma una cosa condividevo con lui: la sua assoluta intransigenza per la tutela e la cura dei giovani di cui tutta la nostra comunità deve rendergli merito».

Più preside, sempre a disposizione di alunni, genitori e personale scolastico come padre di famiglia e consigliere pacato piuttosto che burocrate funzionario statale.

Così l’hanno dipinto le sue collaboratrici: «Poteva sembrare l’orso rintanato nel suo ufficio, ma la porta era sempre aperta per tutti, ascoltava le lamentele, rispondeva ai genitori, risolveva con puntiglio le situazioni più difficili anche grazie alla sua preparazione».

Doveva andare in pensione a breve, dal prossimo primo settembre, lunedì scorso nell’ultimo Collegio Docenti aveva salutato tutti e avrebbe potuto dedicarsi alle amate ascese in montagna dove appena libero dagli impegni soleva rifugiarsi. Nel baule dell’auto l’attrezzatura: scarponi, corde, moschettoni era sempre pronta. Invece la montagna l’ha tradito, un maledetto e banale incidente gli è costato la vita.

«Quando guarderò il cielo sereno ricorderò i suoi occhi azzurri in cui si rispecchiava la sua onestà e il suo sorriso che neppure la mascherina riusciva a cancellare», l’ultimo ricordo letto a nome del personale della “sua” scuola davanti alla bara di legno chiaro coperta da un grande cuscino di rose rosse. 

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