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Mantova, ucciso a mazzate: fari su messaggi e telefonate

Sequestrato anche il telefonino del 35enne italiano ancora gravissimo nel reparto di terapia intensiva a Mantova

MANTOVA. Delitto della Favorita: i carabinieri sono riusciti a entrare in possesso dei cellulari sia di Atilio Ndrekai, l’albanese di 23 anni ucciso a colpi di spranga, che dell’italiano di 35 anni, ancora ricoverato in condizioni gravissime nel reparto di terapie intensive dell’ospedale di Mantova.

I due cellulari, in queste ore, vengono passati al setaccio per capire quali rapporti i due potessero avere con gli individui che hanno teso loro l’agguato mortale. Non solo. Si sta lavorando anche sulle celle telefoniche in grado di individuare la presenza di persone in un determinato luogo. Ogni cella, infatti, identifica una zona circoscritta con una determinata copertura. Un cellulare aggancia una cella principalmente quando genera traffico telefonico, ossia nel momento in cui vengono inviati e ricevuti sms, durante tutti i tentativi di chiamata compresi gli squilli.

Ebbene, tutto questo potrebbe portare all’identificazione degli aggressori da parte dei carabinieri. Le condizioni del 35enne scampato alla morte, Pier Francesco Ferrari, di San Giorgio Bigarello, sono ancora molto gravi ma i carabinieri non disperano di poterlo sentire, dal momento che è in coma indotto e potrebbe risvegliarsi. I carabinieri lavorano senza sosta per dare un nome e un volto agli aggressori. Non è possibile stabilire quanti siano stati ma dagli oggetti trovati sul terreno il loro numero doveva essere considerevole.

Probabilmente già nella giornata di lunedì 5 luglio il sostituto procuratore Fabrizio Celenza, titolare dell’indagine, disporrà l’autopsia sul corpo del giovane albanese. La morte, con tutta probabilità, è avvenuta in conseguenza dei gravi traumi cranici riportati.

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