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Mantova, omicidio della Favorita: fiori e messaggio shock dove è morto il 23enne Atilio

Sul luogo dell’aggressione sono stati deposti dodici mazzi di fiori e un cartello: “Il sangue si lava col sangue”

MANTOVA. Ogni più piccola informazione resa pubblica in questo momento sull’omicidio del giovane albanese e sul grave ferimento dell’italiano potrebbe compromettere molto seriamente le indagini.

È quanto sostiene la Procura di Mantova che sull’inchiesta continua a mantenere il massimo riserbo. Dal momento dell’agguato mortale sta lavorando a stretto contatto con i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di via Chiassi.

L’impressione è che gli uomini dell’Arma abbiano imboccato la strada giusta con la necessità di agire in fretta, per evitare che la situazione possa in qualche modo degenerare, come dimostra un cartello trovato la mattina del 5 luglio sul luogo dove il giovane albanese è stato ammazzato.

Su quel cartello qualcuno ha scritto, a caratteri cubitali, la seguente frase: “Il sangue si lava col sangue”. Era appoggiato ad una corona di fiori, tenuta insieme da un nastro sul quale era riportato il nome della vittima: Atilio Ndrekai.

Tutt’attorno altri undici mazzi di fiori. Il significato di quelle parole è davvero inquietante. Si potrebbe aprire uno scenario molto preoccupante di vendette, con ulteriore spargimento di sangue. Coloro che hanno aggredito Atilio Ndrekai, il 23enne di origine albanese, e Pierfrancesco Ferrari, di 35 anni (entrambi di San Giorgio Bigarello) non volevano soltanto impartire loro una durissima lezione, ma uccidere.

Il numero delle persone coinvolte, l’uso di spranghe e di mazze da baseball, poi ritrovate, lo dicono chiaramente. Sul luogo dell’agguato, perché di questo si tratta, i carabinieri hanno trovato di tutto: scarpe, bottiglie di birra, abiti insanguinati che sono stati inviati al Ris di Parma per essere accuratamente analizzati.

Gli uomini dell’Arma si stanno muovendo anche su altri fronti, da quello della raccolta di testimonianze, al controllo delle telecamere che potrebbero aver ripreso gli assassini anche se non esattamente sul luogo dell’aggressione, ma soprattutto nell’analisi dei telefonini di entrambi.

Si sta lavorando anche sulle celle telefoniche in grado di individuare la presenza di persone in un determinato luogo e ad un’ora precisa. Ogni cella, infatti, identifica una zona circoscritta con una determinata copertura. Un cellulare aggancia una cella nel momento in cui vengono inviati e ricevuti sms e durante tutti i tentativi di chiamata compresi gli squilli.

Il sostituto procuratore Fabrizio Celenza, che coordina le indagini, nella giornata di oggi conferirà l’incarico all’anatomopatologo per effettuare l’autopsia sul 23enne. Le condizioni del 35enne scampato alla morte, Pierfrancesco Ferrari, sono ancora molto gravi ma i carabinieri non disperano di poterlo sentire, dal momento che è in coma indotto e potrebbe risvegliarsi.

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