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Classi pollaio: fumata nera nell’incontro a Mantova, ora si punta a Roma

Secco no del dirigente scolastico provinciale Daniele Zani alle ipotesi presentate da una delegazione di sindaci. Ora si punta direttamente al ministero

MANTOVA. Secco no del dirigente scolastico provinciale Daniele Zani alle ipotesi presentate da una delegazione di sindaci, assieme al consigliere regionale Alessandra Cappellari e a quella provinciale Francesca Zaltieri per evitare la formazione di “classi pollaio.

L’incontro, avvenuto la mattina del 7 luglio, si è chiuso con un nulla di fatto nonostante i primi cittadini si siano spinti anche a proporre di pagare direttamente i 24mila euro necessari per pagare un completamento di organico almeno per l’Agrario di San Benedetto Po.

«Il dirigente si è mostrato sordo ad ogni nostra richiesta, spiegando di non poter superare l’organico disponibile» ha detto il sindaco di San Benedetto Po Roberto Lasagna. Ora i sindaci si rivolgeranno direttamente al ministero. Il caso partito dalla mancata istituzione della prima presso l’Ipaa di San Benedetto Po, rappresenta la punta dell’iceberg di una situazione comune a diverse scuole dell’Oltrepò Mantovano, in particolare della zona del Destra Secchia e dell’Oglio Po dove verrebbero istituite in diverse scuole classi da una trentina di alunni, in apparente contrasto con le indicazioni del governo sull’educazione in tempo di Covid. Come hanno evidenziato in una lettere aperta 60 insegnanti dell’Oltrepò, nelle classi troppo numerose si creano problemi di natura didattica e relazionale.

I sindaci sono ora alla ricerca di soluzioni innovative. Come spiega Annalisa Bazzi, vicesindaco di Sermide-Felonica con delega alle Politiche educative. «La vicenda della scuola di San Benedetto ci vede partecipi – ha affermato Bazzi – perché si tratta di una situazione con la quale ci stiamo confrontando già da qualche anno. Nei nostri piccoli Comuni, quasi tutte le scuole sono o saranno a rischio di chiusura, se ci fermiamo solo ai numeri. Non possiamo assistere a questo impoverimento della nostra tradizione culturale senza cercare soluzioni».

Di fronte a questa prospettiva è stato attivato un percorso di formazione con il gruppo di ricerca di Indire (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa), per sviluppare azioni di sostegno al miglioramento della didattica, per l’innalzamento dei livelli di apprendimento e il buon funzionamento del contesto scolastico.

«Con Indire – ha spiegato Bazzi – c’è un accordo d’intesa affiche il nostro territorio, che sta perseguendo la strada per essere riconosciuto come area interna, debba diventare luogo innovativo per scuole sperimentali. Su questo obiettivo tutto il territorio è coeso».

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