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Mantova, riserva naturale o cemento: ex Paiolo dal futuro incerto

Il Comune di Mantova insiste per vincolare l’area su cui è ancora in vigore il vecchio piano attuativo. Gli acquirenti non hanno ancora comunicato le loro intenzioni su quel terreno 

MANTOVA. L’acquisto all’asta dell’ex Paiolo per 510mila euro da parte di un’immobiliare di Verona, beffando Comune di Mantova e Parco del Mincio, quantomeno rallenta la realizzazione della riserva naturalistica su cui puntavano i due enti. Ora bisognerà fare i conti con la Toffalini&Toffalini che, in barba ad ogni pronostico, si è assicurata un’area alle porte della città a destinazione terziaria, residenziale e commerciale su cui comunque sarà complicato edificare.

«Stiamo studiando con il Parco del Mincio gli strumenti per raggiungere l’obiettivo di conservare il valore naturalistico dell’area e renderla pubblica» conferma l’assessore all’urbanistica Andrea Murari ricordando che «il piano attuativo scade all’inizio del 2022 mentre la valutazione di impatto ambientale è già scaduta».

Uno scenario che lascia molta incertezza sul futuro di quell’area di 96.224 metri quadrati tra strada lago Paiolo, via Nenni e via Trincerone, di grande valenza ambientale (inclusa nel piano attuativo Ospedale Nuovo e finita nel fallimento della società Pitentino srl), sulla quale si prefigura un lungo braccio di ferro tra proprietari privati ed enti pubblici. A meno che non si trovi un accordo. Toffalini&Toffalini a Mantova è già sbarcata da tempo; a Borgochiesanuova, per esempio, è proprietaria di immobili dietro all’ex Carrefour che ha posto in affitto sul suo sito.

Che cosa voglia fare dei 96.224 metri quadrati verdi appena acquistati ancora non si sa. Va detto che all’asta con il terreno ha acquisito anche il piano attuativo che prevede case, negozi, uffici e un parcheggio ma che difficilmente riuscirà a realizzare. Il piano, infatti, scadrà all’inizio dell’anno prossimo, mentre la Via è già scaduta.

Ricominciare l’iter per ottenere la nuova Valutazione di impatto ambientale anche su un progetto ridimensionato, ma sempre per una zona delicata dal punto di vista ambientale, sarebbe molto complicato. Anche perché il Comune è intenzionato a trasformare l’area in riserva naturale coinvolgendo anche altri terreni per un totale di 13 ettari (il Parco ha già iniziato l’iter in Regione a conferma della «volontà politica degli enti di evitare l’edificabilità dell’area» dice Murari).

E allora, ecco che è presumibile l’apertura di una trattativa tra i nuovi proprietari e il Comune per trovare una soluzione che accontenti tutti, da un lato i privati che hanno sfruttato un’occasione per investire dei capitali, e dall’altro gli enti pubblici che vogliono tutelare una zona popolata da rare specie animali e vegetali e renderla fruibile al pubblico. «Non abbiamo incontrato nessuno per quell’area» dice Murari, ma è chiaro che servirà vedersi. Anche perché i privati dovranno far sapere che cosa intendono fare in quella zona.

Il Comune potrebbe anche ricorrere all’ extrema ratio dell’esproprio, ma visti i possibili strascichi giudiziari vorrà evitarlo. Insomma, è lecito aspettarsi una trattativa. I privati sono disposti a rivendere l’area al Comune, magari in cambio di qualche altro terreno o immobile? Oppure, cederebbero solo di fronte alla possibilità di costruire qualcosa nel Paiolo, ma fuori dalla zona più pregiata? Domande ancora senza risposte. Un fatto è certo: in via Roma e a Cittadella, dopo sei aste andate deserte, non si aspettavano alla settima lo smacco e nessuno aveva preparato un piano B.

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