Restituite due sculture del Cinquecento, erano state rubate 20 anni fa dalla chiesa di Monzambano

Sono state ritrovate dai carabinieri. La cerimonia di consegna delle due sculture è avvenuta alla presenza del vescovo Marco Busca

MONZAMBANO. Una pregiata coppia di angeli in legno dorato e policromo del XVI secolo, di scuola toscana, è stata restituita nella mattinata di oggi, 10 luglio, al parroco della chiesa di Monzambano, Don Riccardo Crivelli, dal comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Perugia, tenente colonnello Guido Barbieri. La cerimonia di consegna delle due sculture, che ha avuto luogo presso il salone degli Arazzi di palazzo Bianchi sede vescovile di Mantova, è avvenuta alla presenza del vescovo Marco Busca, del responsabile dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali don Stefano Savoia, e dei rappresentanti delle istituzioni locali.

Tornano a Monzambano due statue rubate in chiesa 20 anni fa

L’individuazione e il successivo recupero dei due Angeli da parte degli investigatori dell’Arte sono avvenuti nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Terni che, attraverso l’emissione del provvedimento di sequestro, ha permesso di bloccare le sculture presso un deposito di spedizioni di Marghera (Venezia) poco prima che venissero trasferite all’estero per essere poste all’incanto attraverso una casa d’aste tedesca.  

I beni culturali oggi restituiti al loro luogo di origine, fanno parte di un più cospicuo bottino, composto da altri beni d’arte sacra, trafugati nella notte fra il 31 maggio e il 1 giugno 2001 dalla chiesa di San Michele Arcangelo di Monzambano, la cui denuncia venne formalizzata dal parroco del tempo, don Elio Santini, a poche ore dall’accaduto. 

Lo scorso mese di gennaio, a distanza di quasi venti anni dal furto, i carabinieri Tpc hanno ricevuto la segnalazione dell’Ufficio Esportazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, relativa a una richiesta di rilascio di licenza di esportazione, presentata dal titolare di una ditta veneta specializzata nel trasporto e nella spedizione di opere d’arte, per una “…coppia di sculture in legno dorato e policromo raffiguranti Angeli. Toscana, sec. XVI cm 62 x 22 x 43”. I funzionari, chiamati a pronunciarsi e a dare l’assenso previsto dalla normativa per la eventuale movimentazione all’estero, accertando l’inequivocabile funzione devozionale dei manufatti, l’epoca di realizzazione nonché la pregevole lavorazione, hanno richiesto ai Carabinieri Tpc di verificare la provenienza del bene, attraverso la documentazione e le fotografie, successivamente confrontate con le informazioni e con le immagini  nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” (il più grande database di beni culturali rubati esistente al mondo gestito dal Comando Tpc), ottenendo il cosiddetto “link positivo”.

L’indiscussa compatibilità fotografica fra i beni rubati con quelli presentati all’esportazione, che dagli sviluppi investigativi sono risultati nella materiale disponibilità di un antiquario orvietano risultato poi acquirente in buona fede, avendo dimostrato di averli a sua volta lecitamente acquistati da un altro commerciante di settore operante nella provincia senese, al momento indagato per ricettazione assieme a un altro esercente aretino, ha permesso ai carabinieri di richiedere il provvedimento urgente di sequestro, emesso dalla Procura della Repubblica ternana, impedendo la certa dispersione delle due sculture qualora fossero state trasferite e quindi vendute all’estero. L’esecuzione del decreto, avvenuta presso il deposito della laguna veneta, ha portato gli investigatori a recuperare le sculture ancora nel loro imballaggio, pronte per essere spedite tramite il corriere a una nota casa d’aste di Monaco di Baviera.

La positiva conclusione del ritrovamento e la restituzione al luogo di originaria provenienza dei due manufatti, che potranno così tornare alla loro funzione devozionale a beneficio della comunità che ne attendeva il ritorno da vent’anni, permette al territorio di riappropriarsi di un significativo tassello della propria identità storica e culturale e afferma, ancora una volta, l’importanza che riveste la costante ricerca dei beni culturali sottratti alla legittima fruibilità. 
 

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