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«Niente prima all’agrario? Una scelta senza senso»

Il fondatore dell’istituto di San Benedetto Bertellini e l’ex studente Rezzaghi: «Sarebbe un danno enorme per l’intera area, i ragazzi meritano di continuare»

SAN BENEDETTO PO. Quando la dirigenza scolastica si è accorta che il numero degli iscritti era insufficiente per fare la prima classe poteva fare qualcosa per incrementarlo? Come mai fino a qualche anno fa si registravano numerose iscrizioni mentre di recente ci sono stati cali vistosi? È il nuovo corso di Meccatronica che ha causato un’emorragia di iscrizioni da San Benedetto Po a Palidano? È quanto si chiedono a San Benedetto Po dopo l’annuncio di chiudere l’istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente di Villa Garibaldi.

Franco Bertellini, fondatore della scuola, ricorda il grande impegno profuso per convincere i genitori dei ragazzi e gli stessi studenti che terminavano la scuola media e che invece di continuare gli studi preferivano lavorare, ad ampliare il loro orizzonte professionale. «Se questo istituto professionale chiudesse sarei molto dispiaciuto perché viene a mancare un ente molto importante – ha detto Bertellini – i figli degli agricoltori hanno bisogno di frequentare istituti di alto livello per imparare le nuove tecnologie. Nel corso di questi anni, la scuola ha formato molti giovani che hanno trovato lavoro subito. All’epoca ho organizzato anche corsi serali. Abbiamo cercato di ampliare l’interesse della scuola all’intero territorio. Eravamo in contrapposizione con la meccanica. Il nostro intento – spiega ancora Bertellini – era quello di appassionare i giovani all’agricoltura. Puntavamo soprattutto sulla pratica. L’istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente è una scuola di passione».

Roberto Rezzaghi, agritecnico di successo, si è diplomato nel 2002 e alla notizia di ridurre a meri numeri la vita di una scuola ha manifestato tutto il suo disappunto: «È una decisione che non ha senso. È una scuola storica che ha sempre rappresentato un valido punto di riferimento. Mi sono diplomato nell’anno del trasloco tra il 2001 e il 2002. I giovani che vengono a studiare a San Benedetto Po, vivono a Ostiglia, Sustinente, Serravalle a Po, Magnacavallo. Nel 2002 a parte il treno non c’erano i mezzi di trasporto scolastico di oggi. Gli studenti dalla stazione raggiungevano a piedi Villa Garibaldi. A mio avviso – ha detto Rezzaghi – la dirigenza scolastica ha fatto poco orientamento. Gli open day non bastano, bisogna andare dentro le scuole medie a presentare l’istituto di San Benedetto Po. L’Ipaa è una scuola prestigiosa: tra il 1997 e 1999 ha rifatto, dal punto di vista botanico, tutti i chiostri del complesso monastico. La scuola prepara i ragazzi a 360 gradi: gli sbocchi lavorativi sono molteplici e apre a varie facoltà universitarie, da agrotecnico, veterinario, ingegnere ambientale e perfino responsabile del controllo qualità. Chiudere la scuola perché una prima, anziché 18 alunni, ne ha 14, è impensabile». 

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