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L'ira dei sindaci: "Ospedale di Pieve in disarmo"

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I primi cittadini battono i pugni insieme con il comitato: «Basta false promesse: la Regione dica che cosa intende fare»

BORGO MANTOVANO. I sindaci dell’Oltrepò e il comitato in difesa dell’ospedale lanciano l’allarme sul presidio sanitario di Pieve. Mancanza di investimenti e di progettualità, promesse disattese e riduzione di personale: questi i nodi sui quali battono. «Il declino è costante, così non si va avanti. Vogliamo risposte».

I numeri sono incontrovertibili. L’ospedale dispone di 210 posti letto accreditati, ma attualmente ne funziona poco più della metà. Solo cinque anni fa erano 170 i posti letto operativi. In cardiologia sono rimasti due soli medici, mentre nel 2016 erano 10. Quello del personale che manca, soprattutto quello medico, è un problema molto grave che incide sulle potenzialità di Pieve.

«Sono numeri che danno la dimensione di un continuo ed inesorabile declino – dicono i sindaci e il presidente del comitato Daniela Besutti – chiediamo subito un’inversione di rotta. Sono cinque anni che ci sentiamo dire dall’azienda sanitaria e dalla Regione che si vuole potenziare il presidio di Pieve. Bene. Adesso è arrivato il momento che ci dicano chiaramente come e con quali tempi. Serve una progettualità per rendere l’ospedale attrattivo».

Gli incontri e i contatti con i referenti della Regione e con l’Azienda socio sanitaria territoriale, Asst, sono costanti. In questi anni i sindaci, e il comitato in prima linea, si sono impegnati facendo quanto in loro potere per rendere Pieve attrattivo anche per i medici e per potenziare la struttura. «Abbiamo messo a disposizione gratuitamente un alloggio per i medici che vengono a fare le guardie a Pieve, il comitato ha raccolto 140mila euro durante i mesi della pandemia – ricordano i sindaci – in questi anni le associazioni locali e le aziende del territorio si sono spese, con raccolte fondi e con donazioni. Pensiamo alla vasca per il reparto di ostetricia e alla battaglia per avere la risonanza magnetica. Adesso è il momento di dire chiaramente dove stiamo andando».

Se da un lato è vero che la carenza di medici affligge molti ospedali italiani, specialmente quelli più piccoli e periferici, i sindaci chiedono però perlomeno di porsi degli obiettivi per la struttura, affinché i medici siano incentivati a venire a Pieve. Negli ultimi anni l’organico si è ridotto drasticamente. Molti medici sono andati in pensione e non sono stati sostituiti, alcuni giovani si sono trasferiti. «E la causa – dicono gli amministratori – è che non ci sono garanzie. Manca una certezza di investimenti, mancano gli obiettivi, quindi i medici non sono stimolati a venire qui. Cinque anni fa la Regione ha approvato un ordine del giorno che impegnava la giunta a mantenere e potenziare l’ospedale di Pieve, ma i riscontri non ci sono. Per questo chiediamo con forza un progetto».

I sindaci mettono al primo posto la rivitalizzazione del reparto di cardiologia, coma primo segnale di inversione di rotta. «Servono poi investimenti, ma legati a progetti di potenziamento. Quando la cardiologia funzionava, molti pazienti che arrivavano dalle vicine province emiliane e venete venivano stabilizzati e poi spostati a Mantova, con un vantaggio anche per l’ospedale del capoluogo».

Venerdì all’Hub di Quistello ci sarà un confronto tra i sindaci, consiglieri regionali e parlamentari mantovani. Il passo successivo sarà chiedere un incontro con l’assessore regionale alla sanità.

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