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L’omicida di Ostiglia resta in cella: può essere pericoloso

Convalidato l’arresto di Lorenzo Prandi. Le coltellate profonde sferrate frontalmente: il padre è morto sull’istante

OSTIGLIA. Resta in carcere Lorenzo Prandi, il 50enne che mercoledì sera, per futili motivi, in preda a un raptus ha ucciso il padre Mario, 75 anni, con il quale da due anni condivideva l’appartamento in via Colombo, 9, in un condominio alla prima periferia del paese. Il giudice per le indagini preliminari, Matteo Grimaldi, ha firmato l’ordinanza di convalida assegnando la misura della custodia in carcere per i gravi indizi di colpevolezza e la potenziale pericolosità dell’indagato, per sé e per gli altri, incapace al momento di restare da solo ai domiciliari.

Assistito dal legale di fiducia, l’avvocato Carlo Spaggiari, Prandi, accusato di omicidio volontario pluriaggravato e che rischia la pena dell’ergastolo, ha risposto alle domande confermando la dinamica dell'accaduto e rendendo dichiarazioni autoaccusatorie. Si è assunto la responsabilità dell’uccisione, maturata in una situazione di insofferenza per la convivenza forzata con il padre e di fallimenti personali della propria vita, che dalla morte della madre Tiziana, una decina di anni fa, era passata per il divorzio dalla moglie Debora Vicenzi, dalla quale aveva avuto due figlie, dalla perdita del lavoro nel settore dell’informatica, dall’abbandono della nuova compagna e, infine, dal ritiro della patente, che lo aveva alla fine costretto a ritornare due anni fa a vivere con il padre.

In attesa dell’autopsia che sarà eseguita lunedì al Poma dai chirurghi della medicina legale di Verona, l’esame sulla salma trasferita alle camere mortuarie del Poma ha fatto emergere che la morte è stata dovuta a quattro fendenti profondi, due fra addome e sterno, due sull’emitorace sinistro, sferrati frontalmente. Il padre, che era seduto sul divano, non avrebbe opposto resistenza e sarebbe morto all’istante.

Il parricida, pur agendo in un momento folle, avrebbe avvertito da subito l’irreparabilità del suo gesto, per l’assenza di battito cardiaco e la evidente grave emorragia del padre. Chiamando subito i soccorsi e costituendosi all’arrivo dei carabinieri per poi cadere in uno stato di profondo choc.

«Sta ricevendo delle cure in carcere - dice l’avvocato Spaggiari - al momento è travolto da un turbine psicologico. Valuteremo la perizia psichiatrica. Confida di avere in futuro rapporti con i due fratelli, Nicola e Chiara. Ma al momento è presto per capire se e come questo potrà accadere. Al momento quello che è certo è il dramma di una famiglia andata in frantumi per un gesto irreparabile maturato in un quadro di restrizioni e convivenza forzata aggravata dal lockdown».

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