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Dal villaggio emergono tracce neolitiche: l’orologio storico retrocede di 3mila anni

Nuovi ritrovamenti nel sito della terramare di Bellanda, un dosso posto alla confluenza della Seriola Piubega nell’Osone, al confine con Castellucchio

GAZOLDO DEGLI IPPOLITI. Gli archeologi erano partiti con l’idea di scavare in modo esplorativo una delle “terramare” meglio conservate della pianura. Villaggi, cioè, frequentati dagli antenati padani fra 3. 200 e 3.700 anni fa, nel periodo dei metalli e della cosiddetta età del bronzo, grazie a una civiltà sviluppatasi nelle aree di pianura dell’Emilia e nelle zone meridionali delle province di Cremona, Mantova e Verona. Ma si sono ritrovati a fare una scoperta che ridisegna la storia del luogo. «Abbiamo avuto la conferma – spiega l’archeologo, Iames Tirabassi, che con Leonardo Lamanna dirige le ricerche – che il sito era stato frequentato almeno dal Neolitico antico, cioè tre millenni prima che, nel XV secolo avanti Cristo, venisse eretto l’abitato dell’Età del bronzo».

La prova è venuta scavando un pozzetto «che ha restituito materiali poveri – prosegue Tirabassi – ma una prova determinante è un piccolo bulino per lavorare la pietra e poi scartato, la cui tecnologia è certo del Neolitico».

Una “pistola fumante” che retrodata di tre millenni il sito della terramare di Bellanda, un dosso posto alla confluenza della Seriola Piubega nell’Osone, proprio al confine con Castellucchio. Luogo sicuramente apprezzato, perché posto fra due corsi d’acqua.

Le attuali indagini archeologiche – promosse dal concerto tra la Soprintendenza archeologica di Cremona Lodi e Mantova e l’associazione Postumia, con il patrocinio del Comune di Gazoldo e della ditta Francescon (proprietaria del fondo agricolo sul quale insiste la terramara) – sono iniziate lo scorso 5 luglio e si concludono oggi 17 luglio 2021. A collaborare con i due archeologi Livio Lipreri e Paolo Montanari.

«La parte che abbiamo esplorato – prosegue Tirabassi – conserva le tracce delle palificazioni tipiche di questi abitati dell’Età del bronzo, solitamente disposte su linee parallele a sostegno dell’assito su cui venivano erette le capanne. Nel nostro caso gli allineamenti principali di queste palificazioni sono orientati secondo un asse nordest-sudovest, mentre quelli secondari sono ad essi ortogonali; insomma hanno, stando ai dati ottocenteschi, lo stesso orientamento del terrapieno che delimitava il villaggio. Di questi fori di palo, nel terreno chiaro del dosso alluvionale su cui venne eretto il sito, ne sono stati rilevati oltre 50». Sono state evidenziati anche diversi pozzetti e forse un vero pozzo per l’acqua, strutture che sono destinate a ulteriori studi.

Il sito della Bellanda è stato scoperto nel 1881. Dopo 140 anni archeologi specializzati con le moderne tecnologie hanno ripreso l’opera, preceduti da convegni e pubblicazioni promossi dall’Associazione Postumia nel corso degli ultimi venti anni sulla scia del grande progetto del 1998 di «Postumia – archeologia e storia intorno a una grande strada romana alle radici dell’Europa» che proseguirà con la quasi imminente apertura ufficiale del Postumiae Antiquarium in Rocca Palatina a Gazoldo.

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