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Alla Tosina nuove scoperte degli archeologi: «Ma da ministero e agricoltori zero aiuti»

Monzambano. Chiusa la campagna 2021: indagati i rapporti tra villaggio neolitico e lago. L’avventura iniziata nel 2003

MONZAMBANO. Quasi mezzo milione (per l’esattezza 411mila euro). Questa è la somma complessiva spesa in 15 anni, dal 2006 al 2021, per il progetto di scavo, ricerca e valorizzazione dell’abitato neolitico alla Tosina di Monzambano. Di questi fondi, 140mila euro sono stati destinati allo studio archeologico.

Si è da poco conclusa la decima campagna scavi e il padre dell’iniziativa, Emilio Crosato, presidente dell’associazione culturale “Amici di Castellaro”, fa il punto su questa eccezionale avventura iniziata, in modo del tutto fortuito, oramai nel lontano 2003.

«Con il 2021 abbiamo compreso lo stretto legame tra il villaggio e il bacino lacustre. La conferma è arrivata con la scoperta dell’imponente arginatura fatta di sassi che ha circoscritto il perimetro. E quindi – prosegue Crosato – ora non resta che capire le fasi climatiche nei 400-500 anni di vita del piccolo centro».

Anche quest’anno la concessione dello scavo era in capo al Museo ed istituto fiorentino di preistoria diretto dal professor Domenico Lo Vetro. Responsabile scientifica la dottoressa Raffaella Poggiani Keller, già Soprintendente per l’archeologia della Lombardia.

Oggi la Tosina è divenuta un vero e proprio brand riconosciuto a livello nazionale e internazionale, oltre ad essere la sede di un campus archeologico per universitari.

Tra i principali finanziatori troviamo la Regione, che dal 2012 al 2021 ha contribuito con poco più di 173mila euro; poi c’è la Provincia, la quale, dal 2006 al 2012, ha partecipato con circa novemila euro. Tra gli altri sostenitori compare il Comune di Monzambano che, oltre a elargire alcune donazioni, ha messo a disposizione gli appartamenti per gli studiosi. E ancora: Fondazione Bam, Fondazione Comunità Mantovana, Fondazione Cariplo e il Gal. Non sono mancati nemmeno sponsor privati, locali e no, così come la Cassa di Risparmio di Verona ed il Rotary di Desenzano.

«Tuttavia – osserva Crosato – ciò che forse non è chiaro è che stiamo scoprendo un villaggio agricolo preistorico e, nonostante questo, tra i nostri finanziatori non vi sono aziende del settore perché, semplicemente, non sono interessate. Lo stesso vale per le organizzazioni dedite all’agricoltura e all’allevamento e le aziende che trattano questo genere di prodotti, sebbene il sito sorga in un territorio in cui l’agricoltura è ancora il bene primario. Insomma, provo un grande rammarico poiché alla Tosina manca il sostegno di chi opera in questo ambito. Inoltre, altro grande assente è lo Stato: dal Ministero alle attività culturali non abbiamo ricevuto alcun riscontro».

Nel frattempo, in attesa della prossima campagna, le operazioni di approfondimento proseguono a pieno ritmo: dallo studio dei resti vegetali, pollini e selci fino alla fauna. Sensazionale è l’analisi del Dna dei cani e sul cranio dei topi domestici. In più, è da poco iniziata una disamina sui resti ittici. Sono state ritrovate alcune vertebre appartenenti alla spina dorsale di un luccio di grandi dimensioni.

Tra i progetti in divenire, infine, vi è la presa in esame della dentatura umana. In prospettiva, anticipa Crosato, «nascerà un centro documentale in Piazzetta delle Arti e dei Mestieri a Monzambano. Sarà poi ampliata la trincea della zona C, verrà aperto un nuovo settore e, naturalmente, continuerà la divulgazione tra convegni, formazione degli insegnanti e organizzazione di laboratori nelle scuole».

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