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Viadana: addio a “Ciaro”, uomo d’altri tempi. Salumiere infaticabile e generoso

Martedì 20 luglio l’addio a Cesare Longari uno dei volti più noti della città: dalla bottega di Santa Maria sono passati tutti. Aveva a cuore i più poveri

VIADANA. Cesare Longari, il “Ciaro”, storico salumiere di Santa Maria ed esponente di una Viadana di una volta che forse non esiste più, è venuto a mancare. Aveva 88 anni, e assieme ad altri commercianti del capoluogo era stato tra i protagonisti della crescita di Viadana, divenuta nella seconda metà del Ventesimo secolo un sicuro polo di attrazione per tutto il territorio.

Figlio del fornaio Paolo, Ciaro aveva cominciato a lavorare seguendo le orme del padre. I Longari avevano gestito diversi negozi in città, l’ultimo – quello che magari alcuni viadanesi ancora ricordano – in piazza Solferino, di fronte alla chiesa di Santa Maria. Cesare era stato, però, a un certo punto costretto a cessare il mestiere: con grande difficoltà e dopo diverse visite, perché all’epoca la scienza medica era meno avanzata rispetto a oggi, si era capito che soffriva di una grave forma di allergia alle muffe che non gli consentiva di lavorare con la farina.

Con la moglie Giuseppina, aveva deciso allora di aprire una salumeria in via Mazzini, a poche decine di metri da piazza Solferino: un negozio che in oltre trent’anni di attività (dal 1966 sino al pensionamento nel luglio 2000) era diventato un vero e proprio punto di riferimento per il quartiere, e non solo. In certi momenti, in salumeria si disossava e affettava anche un prosciutto crudo intero al giorno: leggendari erano i panini ben farciti che lavoratori e giovani passavano a prendere per la pausa pranzo o per una merenda sostanziosa. Molti vecchi clienti ricordano volentieri Ciaro anche per la gentilezza, l’etica del lavoro (aveva calcolato che lavorava più di cento ore alla settimana), l’abituale buonumore e la biro immancabilmente sull’orecchio.

Ma c’è un altro aspetto che in tanti hanno voluto ricordare ieri ai famigliari, andando a fare visita alla camera ardente: la generosità. Il forno di piazza Solferino era proprio di fianco a un antico palazzo popolare, abitato da famiglie tutt’altro che benestanti; e lì era nata la consuetudine, poi conservata anche in via Mazzini, di fare credito ai clienti, annotando le spese sui famosi libretti. Ogni tanto capitava però che le somme registrate venissero cancellate, e i debiti abbuonati: un’attenzione agli aspetti umani, alle persone coi loro bisogni, che probabilmente oggi – in un momento in cui il commercio è in mano alle grandi attività e all’online – si fa più fatica a trovare.

Con la vedova, Longari lascia i figli Enzo e Paola (docente alle superiori e presidente di Anpi Viadana), il genero Agostino, i nipoti Eridano e Gino e la sorella Luisa. I funerali saranno stamattina alle 9.30 in Santa Maria. Terminate le esequie, la salma sarà accompagnata a Mantova per la cremazione. R.N.

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