Sanitari anti-vaccino: terzo richiamo ai 1.500 irriducibili

Il Tar discuterà del ricorso contro l’obbligo dopo l’estate. Ma l’Ats tira dritto: gli atti agli ordini professionali e ai datori

MANTOVA. Ultimissima chiamata per i sanitari no vax di Mantova, mentre l’avanzare della variante Delta impone il rafforzamento della campagna vaccinale (21 i nuovi contagi rilevati ieri nella nostra provincia). Contraddizione, paradosso, minaccia e anche violazione della legge, il rifiuto opposto all’obbligo di vaccinarsi. Prevede la norma, approvata lo scorso maggio, che la vaccinazione sia un requisito essenziale per lo svolgimento del lavoro e per l’esercizio della professione sanitaria. O così, oppure si va incontro alla sospensione delle mansioni che comportino contatti interpersonali. E niente stipendio.

Ma quanti sono i sanitari che ancora si ostinano a rifiutare la prima dose? «L’Ats Val Padana ha spedito circa 3.400 lettere di invito alla categoria degli operatori risultati, a una prima ricognizione, non vaccinati – ricostruisce una nota dell’Agenzia di tutela della salute – a queste sono seguite oltre 2mila comunicazioni con un secondo invito formale». Sollecitazione doppia che ha sgretolato diverse resistenze: in tanti si sono ricreduti, altri hanno documentato la propria condizione d’impossibilità (ammessa per motivi di salute).

Ora resta soltanto lo zoccolo duro dei no vax impermeabili ad appelli e richiami: «Attualmente è in corso il completamento dell’istruttoria relativa a circa 1.500 posizioni, per le quali è prevista, già nei prossimi giorni, un’ulteriore trasmissione di atti di accertamento – informa ancora l’Ats – Atti con i quali verrà comunicata ai destinatari l’accertata inadempienza». Ai destinatari e, per conoscenza, ai rispettivi ordini professionali, e, nel caso di personale dipendente, anche ai datori di lavoro.

È facile immaginare che i 1.500 no vax censiti dall’Ats Val Padana – tra Mantova e Cremona – siano anche quelli che hanno impugnato la legge davanti al Tar di Brescia. Una settimana fa, i giudici amministrativi avevano preso atto della rinuncia dei ricorrenti alla domanda cautelare, per congelare l’obbligo vaccinale in attesa della sentenza di merito. Però, annota l’Ats, qualche valutazione il Tar l’ha già espressa: «In particolare, ha evidenziato che non sembrano prive di rilievo le eccezioni preliminari presentate dalle amministrazioni opponenti – che incidono sull’ammissibilità delle questioni di costituzionalità – aggiungendo inoltre che non sembrano esserci i presupposti per l’ammissibilità del ricorso collettivo e cumulativo».

Morale, l’Ats Val Padana non aspetterà l’udienza di merito (che verrà fissata dopo l’estate), ma «proseguirà nel dare esecuzione alla legge che individua la vaccinazione come requisito essenziale per l’esercizio della professione sanitaria». È davvero l’ultima chiamata.

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