Fontana e la riforma lombarda: così la sanità torna sul territorio

Ok al piano. «Nasceranno micro ospedali e case di comunità per evitare affollamenti, il governo investa sul personale»

MANTOVA. «I pilastri di questa legge sono il rafforzamento della medicina territoriale e l’avvicinamento di prestazioni al territorio per evitare che ci sia un accesso inappropriato ed eccessivo negli ospedali e nei pronto soccorso, attraverso la realizzazione di strutture dove, grazie al coinvolgimento dei medici di medicina generale e alla loro collaborazione con gli specialisti ospedalieri, i cittadini possano trovare una risposta migliore ai propri bisogni di salute». Questi i punti cardine della proposta di legge sulla riforma della legge sanitaria lombarda approvata oggi (22 luglio) dalla giunta regionale e ora pronta per l’esame del consiglio.

A elencarli è stato il presidente Attilio Fontana annunciando che ci saranno 216 case della comunità, 100 distretti (uno ogni 100mila o 20mila abitanti a secondo della densità abitativa delle aree) e 64 ospedali di comunità (composti da 9 infermieri, 6 operatori sociosanitari e un medico con disponibilità giornaliera di 4 ore) e le centrali operative territoriali «che saranno il punto di riferimento della medicina territoriale rinforzata, per la presa in carico dei lombardi».

Inoltre «nella nostra proposta - ha spiegato - è prevista la creazione di una rete regionale della ricerca biomedica e dell’innovazione nelle scienze della vita. Un hub, coordinato dagli Irccs di diritto pubblico che coinvolgendo gli enti di ricerca e le Università favorisca iniziative per sviluppare il trasferimento tecnologico in collaborazione con le imprese. Fondamentale, poi, è la valorizzazione dell’attività sportiva e motoria quale parte integrante dei percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione ed elemento centrale di un corretto stile di vita».

L’idea è quella «di rafforzare il tema del collegamento dei diversi Irccs per evitare la frammentazione delle risorse nell’ambito della ricerca - ha aggiunto la vicepresidente e assessore al Welfare della Letizia Moratti - Cercare delle modalità che ci consentano di avere ricerche con un impatto sempre maggiore, che si trasferisca anche nell’ambito produttivo. Ci auguriamo che la costruzione di questa rete possa fungere da elemento catalizzatore anche di investimenti stranieri importanti».

Fontana ha poi evidenziato come «il tema del personale resta centrale» e che «il governo nazionale deve ora far in modo che i maggiori investimenti vadano di pari passo con l’incremento delle borse specialistiche e il superamento dei numeri chiusi soprattutto per le branche più carenti. Abbiamo bisogno di maggiori risorse umane». Le figure «di cui necessitiamo sono soprattutto infermieri - ha aggiunto Letizia Moratti - Il ministro Speranza ha parlato di 30mila infermieri nei prossimi tre anni e ha previsto gli stanziamenti. Ci auguriamo che il governo prosegua su questa linea».

Questa nuova organizzazione sarà possibile grazie a quella che il governatore ha definito «un’inversione di tendenza del governo che è tornato ad investire in sanità». «La pandemia - ha concluso - ci ha lasciato delle ferite che sicuramente mai potranno rimarginarsi, ma anche la forza di ripartire più forti di prima. E oggi con questo provvedimento inizia una nuova fase. Abbiamo imparato quanto sia importante mettere a sistema l’innovazione tecnologica all'interno dei percorsi di presa in carico. Per questo le case di comunità, che potranno essere gestite da medici di medicina generale, anche riuniti in cooperativa, saranno dotate di attrezzature all’avanguardia e di telemedicina per cure domiciliari».

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