Le associazioni mantovane: «Un errore l’uso dei green pass»

Confesercenti e Confcommercio bocciano l’obbligo di presentare la certificazione verde per accedere in bar e ristoranti «Per noi un’ingiusta punizione»

MANTOVA.Tutti d’accordo nelle organizzazioni di categoria del commercio: il green pass per accedere ai locali è un errore. Per Stefano Solci, pubblici esercizi di Confesercenti: «Non è questa la soluzione, avrà un impatto negativo sulle nostre attività: stimiamo una perdita oltre il 30% per bar e ristoranti. È deludente che ancora una volta la nostra categoria sia il capro espiatorio di tutti i mali: marito e moglie non possono cenare al ristorante ma possono ammassarsi sui mezzi pubblici. Così nuove restrizioni si sommano a quelle esistenti. Si tratta di una doccia gelata che rischia di spegnere la voglia di ripartire favorita dal ritorno in zona bianca. Si deve favorire una maggiore copertura vaccinale incentivando al massimo la popolazione, ma senza obblighi che mettano in crisi settori economici che già duramente hanno subito le restrizioni delle prime tre ondate».

A Solci fa eco il presidente provinciale Gianni Rebecchi: «Chiediamo che l’obbligo escluda zone bianche e piccoli locali. Speravamo che questa fosse l’estate del rilancio, ma l’incertezza generata dalla quarta ondata rischia di spegnere la ripartenza alle porte del picco di stagione. A livello nazionale Confesercenti ha chiesto al Governo di agire con prudenza e valutare gli effetti del green pass sulle imprese escludendo comunque dall’obbligo i locali con pochi coperti e le attività della zona bianca che già avevano riaperto. Condividiamo la necessità di favorire una maggiore copertura vaccinale ma bisogna evitare di scaricare la responsabilità sulle imprese e di assestare un nuovo colpo a settori economici già messi in grave difficoltà dalle prime tre ondate pandemiche. Un colpo che oltretutto potrebbe andare a vuoto, se la disponibilità di vaccini fosse insufficiente a far fronte all’aumento di richieste che sicuramente seguirebbe l’introduzione del green pass».

«Il nuovo decreto – commenta Giampietro Ferri, alla guida di Fipe-Confcommercio – inserisce, insieme alle nuove disposizioni, un’ulteriore penalizzazione verso i soliti noti che hanno già pagato un caro prezzo a causa della pandemia. Dal 6 agosto senza green pass si potrà andare in vacanza, sui mezzi pubblici, al supermercato, nei centri commerciali, persino in ufficio e in fabbrica, ma non entrare in un bar o un ristorante: una discriminazione che francamente facciamo fatica ad accettare. Da sempre siamo favorevoli alla campagna vaccinale e consideriamo il green pass uno strumento utile, ma che va utilizzato in maniera coerente e omogenea e in chiave positiva e non punitiva. Ora il vero problema saranno i controlli: chiediamo che vengano evitati ulteriori appesantimenti e aggravi in capo agli esercenti».

«Esprimiamo una fortissima delusione per la mancata riapertura di un settore chiuso ormai da diciassette mesi – lamenta Carmen Venerandi, presidente di Silb Confcommercio Mantova, sigla che rappresenta discoteche e locali notturni – è un dramma per gli oltre tremila imprenditori e per i 100mila dipendenti coinvolti che contribuiscono al divertimento e completano l’offerta turistica nei luoghi di vacanza e nelle città. Ora subito i ristori promessi da Draghi alle aziende».

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