Mantova, l’eredità di Romano Freddi divide la famiglia: scontro sulle ultime 32 opere per Palazzo Ducale

La figlia di Romano, Federica, vuole rispettare la volontà del padre e donarle ma la nipote ne rivendica la proprietà

MANTOVA. Amarezza, rabbia, fatica. Ecco, la fatica più di tutto. La stanchezza emotiva di dover battagliare per realizzare il desiderio del padre. E di doverlo fare con l’altra metà della famiglia. Battaglia di carte e sentimenti, approdata adesso in tribunale. Federica si porta addosso un cognome importante, che la espone allo sguardo e al giudizio della città: Freddi. Come la Fondazione Romano e Raimonda Freddi Onlus, che il padre costituì prima di morire, trasferendole la proprietà di 116 opere delle 300 e passa della sua collezione privata. Giulio Romano, Rubens, il brano di un affresco giottesco, artisti da far tremare gli occhi.

Uno slancio di generosità che riscattò l’industriale del freddo da certe sue ruvidezze, addolcendone il profilo pubblico. Uomo d’affari, certo, ma, a sorpresa, anche benefattore preoccupato di condividere i suoi tesori. Avrebbe potuto tenerli sotto chiave, nella villa museo di San Silvestro, “robba” sua e sola sua, invece nel 2015 decise di affidarli in comodato a palazzo Ducale. E nel 2017 perfezionò l’operazione attraverso la fondazione.

A tre anni dalla morte di Romano Freddi, però, restano ancora da esporre in Ducale 32 opere – tra dipinti, maioliche, bronzi e reperti archeologici – rimaste nella villa di San Silvestro e oggetto della battaglia che oppone Federica alla nipote Francesca, la figlia del fratello Franco, che ha rinunciato all’eredità. L’impegno di rispettare la volontà di Romano si scontra con l’opposizione dell’altra metà della famiglia, che, invece, rivendica la proprietà delle opere.

Opposizione vera, che per tre volte, nel corso dell’ultimo anno, si è tradotta in uno sbarramento all’ingresso della villa di San Silvestro. Con tanto di carabinieri, auto messe di traverso e minacce di denunce per violazione di domicilio e appropriazione indebita. Morale, per tre volte i camion hanno dovuto riprendere la via per il Ducale vuoti, senza carico. Finché la Fondazione Romano e Raimonda Freddi ha deciso di presentare al Tribunale una domanda di procedimento cautelare contro Francesca Freddi. Con l’appoggio di Federica, assistita dall’avvocato Matteo Bombonati, nel duplice ruolo di co-erede e comproprietaria della villa.

In primo grado il Tribunale ha respinto la richiesta per un vizio di forma («difettando il rapporto di strumentalità fra i provvedimenti richiesti in via cautelare e la domanda che sarà oggetto di futuro giudizio di merito»), e l’avvocato della Fondazione, Francesco Ghisi, ha già depositato un reclamo che sarà discusso entro luglio.

Federica Freddi e l’avvocato Bombonati, però, hanno ottenuto il conforto del giudice, per la parte di ordinanza nella quale si afferma: «Essendo indubbio, allo stato, che tale diritto di proprietà può essere vantato unicamente dalla ricorrente, sulla base dell’atto costitutivo e di dotazione della Fondazione, non disponendo la resistente di alcun altro titolo di proprietà o comproprietà confliggente, la quale, pertanto, qualora intenda far valere analogo diritto, dovrà dimostrarne l’esistenza».

Fuor di giudiziarese, e lontano dalle aule del tribunale, a Federica preme chiarire alcune aspetti della vicenda, disinnescando sia il sospetto che sia lei a ostacolare il trasferimento delle 32 opere ancora in ballo, sia l’altro, uguale e contrario, che, in realtà, dietro la Fondazione ci sia sempre lei. E proprio per questo stia brigando. «Io non litigo con nessuno – premette – voglio solo portare a termine ciò che mio padre ha iniziato. Gli ho fatto una promessa, e adesso mi sento responsabile». Esaudire la volontà del padre – interviene l’avvocato – significa rinunciare a 2,5 milioni di euro.

«La gente fatica a credere nella donazione» si sfoga Federica Freddi. Che al “danno” dell’eredità sfumata somma la beffa dei soldi spesi per gli inventari delle opere e i costi di gestione della villa. Tanti soldi. Danno tra virgolette perché il vero guasto è nello sfilacciamento degli affetti familiari. «Come mi sento? Sono stanca».

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