Contenuto riservato agli abbonati

Nel Mantovano ancora 1.500 insegnanti senza vaccino

Copyright 2021 Nicola Saccani, all rights reserved

Il personale scolastico nicchia: due su dieci non hanno ricevuto la prima dose. Flop per gli open day: solo 41 le adesioni

MANTOVA. Se ne riparlerà a fine agosto, come fosse un esame di riparazione (si spera non troppo tardivo). Il tema dell’obbligo vaccinale per gli insegnanti che ancora nicchiano, sul filo dell’ostinazione, è uscito dall’agenda politica. Almeno per ora. Ma i numeri preoccupano: nella provincia di Mantova non hanno aderito alla campagna in 1.528 prof e altro personale scolastico, su una platea di circa 8mila persone. Un 20% che pare sordo ad appelli, inviti, evidenze. A ulteriore conferma, il dato deludente dei ritardatari che hanno approfittato della finestra loro dedicata, senza necessità di prenotazione: dal 17 al 21 luglio, soltanto in 41 si sono presentati nei centri vaccinali del territorio. E non va meglio con gli ultrasessantenni, la categoria più a rischio in caso di contagio da coronavirus: dal 10 luglio hanno risposto presente solo in 200. Eppure basta farsi avanti per ricevere una dose di Johnson & Johnson. Solo una, ché del richiamo non c’è nemmeno bisogno.

Il guaio è che le due categorie – ultrasessantenni e prof – hanno un’ampia area di sovrapposizione. Per loro il rischio è moltiplicato. Quindi? «Proprio perché lavoriamo a contatto con i ragazzi, e chi ha meno di 12 anni non può essere immunizzatao è fondamentale vaccinarsi – ripete il preside Massimo Pantiglioni – È un peccato che una larga fetta di insegnanti non abbia colto l’opportunità di farlo in via prioritaria, com’è stato concesso alla nostra categoria già da febbraio. Ora sarebbe grave dover passare attraverso un obbligo».

Pantiglioni è presidente dell’Associazione istituzioni scolastiche autonome mantovane (Aisam), ma parla a titolo personale. È forse il segno di una dissonanza di opinioni? «Vogliamo tutti tornare in presenza, e una delle garanzie ulteriori per poterlo fare è non avere contagi e focolai – la risposta – Ecco, se il vaccino ci protegge da questo, credo sia volontà condivisa garantire delle condizioni di sicurezza. Certo, in termini di comunicazione qualche errore è stato fatto e resiste la paura degli effetti del vaccino, ma fatico a capire le ragioni di chi ancora non si è presentato per la prima dose».

«Gli scettici non vanno demonizzati – interviene il direttore generale di Ats Val Padana, Salvatore Mannino – L’invito, nella piena comprensione delle motivazioni e del disorientamento individuali, è a una riflessione profonda sul senso della vaccinazione per sé e per gli altri. Se si hanno dubbi, ci si può sempre confrontare con il proprio medico di famiglia e con i medici dei centri vaccinali. Bisogna avere fiducia nel sistema. Gli insegnanti? Per il contesto in cui operano, la vaccinazione rappresenta un atto di responsabilità collettiva, verso sé stessi, gli studenti e le loro famiglie».

Incoraggiato da Regione Lombardia e condiviso anche dall’Asst, s’intensifica l’impegno a proteggere quanto più possibile alcune fasce strategiche, per vulnerabilità e condizioni di lavoro. Avanti, quindi, con l’accesso diretto per gli ultrasessantenni e con nuove postazioni in tutti i centri vaccinali della provincia, dal 28 al 31 luglio. Ora che di dosi continuano ad arrivarne, non ci sono più alibi. «L’obbligo vaccinale? Sarebbe una sconfitta dover ricorrere a strumenti coercitivi per un’azione di salute pubblica – osserva Mannino – meglio sviluppare una scelta consapevole e convinta attraverso il confronto». Ma il tempo stringe.

Video del giorno

Turchia, la furia del minatore non pagato: sale sull'escavatore e distrugge i camion

La guida allo shopping del Gruppo Gedi