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Solaris nel pool mondiale per battere la malattia che mette ko l’intestino

L’Ibd colpisce sempre più i giovani, ma oggi non c’è rimedio. La speranza riposta nelle alghe: la Ue stanzia 7,5 milioni

PORTO MANTOVANO. Sarà la Solaris Biotech, con i suoi bioreattori prodotti a Porto, a fornire il supporto tecnico essenziale a una delle sfide più impegnative della medicina di oggi: combattere e sconfiggere una malattia cronica infiammatoria dell’intestino, nota anche come inflammatory bowel desease (Ibd) per la quale oggi non c’è rimedio. Il morbo di Crohn, l’intestino irritabile e la colite ulcerosa sono i tipi principali di una patologia che colpisce quasi l’1% della popolazione europea e 7 milioni di persone l’anno nel mondo. La prevalenza dell’Ibd è aumentata negli ultimi decenni, specialmente nei Paesi sviluppati, e colpisce le fasce di età più giovani.

Il disturbo causa un’infiammazione prolungata dell’intestino, danneggia il tratto digestivo ed è associato ad un elevato rischio di cancro del colon-retto che provoca da 50 a 100mila morti l’anno. Al momento non esiste un protocollo terapeutico standardizzato e universalmente efficace; le opzioni di trattamento sono costose e nelle fasi acute si basano principalmente sui cortisonici che però possono essere assunti solo per brevi periodi.

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Una risposta efficace, però, potrebbe arrivare oggi dalle alghe presenti nelle acque di oceani, fiumi e laghi, nuova frontiera della ricerca su farmaci e integratori alimentari. A crederci, un pool costituito da 21 partner internazionali di undici Paesi che mettono assieme esperti nei più disparati settori: dalla crescita e la produzione di alghe, a gastroenterologi, a sviluppatori di alimenti funzionali e industrie farmaceutiche. Superando le logiche della competizione industriale, il gruppo di ricerca mondiale ha ottenuto l’avallo della Unione Europea, il continente più colpito dalla malattia legata anche al consumo di carne.

La ricerca internazionale sullo studio delle alghe e dei loro composti per curare le infiammazioni intestinali Algae4IBD nel 2020 è stata inserita nel progetto Horizon finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Istituto di Ricerca Migal (Israele), per il quale è previsto lo stanziamento di sette milioni e mezzo di euro per i prossimi quattro anni.

Concretamente la fase di ricerca è partita il mese scorso: obiettivo, lo studio e lo sviluppo di alimenti funzionali e prodotti farmaceutici ricavati dai composti delle alghe. E la scelta dei macchinari per la produzione dei componenti principali è caduta sulla Solaris, che da 18 anni opera nel campo della produzione di bioreattori e fermentatori, al decimo posto su scala internazionale. L’azienda di Porto progetterà e realizzerà tutti gli impianti necessari per la ricerca.

La speranza, come ha affermato la dottoressa Dorit Avni dell’istituto di ricerca Migal in Israele, coordinatrice del progetto, è quella che, dopo anni di ricerche infruttuose, «questo gruppo multi specialistico e multiculturale apporti le competenze necessarie per sviluppare prodotti che possano prevenire, ma anche curare questa malattia intestinale»

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