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L’odissea del mantovano Fabio, contagiato a Malta e bloccato a Roma nel Covid hotel

Il 17enne studente di Porto Mantovano risulta ancora positivo. «Probabilmente l’ho preso uscendo la sera»

PORTO MANTOVANO. «Non ho avuto paura. Tanta però la voglia di tornare a casa». Fabio Alberti, 17 anni di Porto Mantovano, parla della sua avventura da Roma, chiuso nel Covid hotel Sheraton Parco de' Medici, dopo essere atterrato venerdì sera nella capitale insieme ai circa 160 studenti italiani risultati positivi a Malta durante una vacanza-studio.

«Frequento l’istituto Carlo d’Arco – racconta – sono partito per Malta con l’idea di prendere la certificazione di inglese. Per il viaggio-studio ho scelto l’associazione accademia britannica. Eravamo in trecento, tutti ragazzi dai quindici ai diciotto anni». Il viaggio doveva durare due settimane, ma «è arrivata la notizia di focolai nelle scuole e le due settimane sono diventate una. A Malta ho soggiornato al St. George's Park Hotel, a St. Julian’s. Inizialmente volevo vivere un’esperienza a Los Angeles o a Londra, ma ho scelto Malta perché sembrava più tranquilla dal punto di vista del Covid e senza restrizioni. Bastava il tampone molecolare per arrivarci e quello rapido per rientrare in Italia».

La scuola, alla fine, Fabio non l’ha nemmeno vista. «Dovevo partire l’8 ma c’è stato un disguido col tampone. Avevo quello rapido e non quello molecolare. Con altri 15 ragazzi sono partito il giorno dopo. Se gli altri hanno almeno fatto in tempo a seguire il corso di presentazione, io non ho mai messo piede nell’istituto. Nel fine settimana le scuole sono chiuse, poi è arrivata la notizia che poteva frequentare solo chi era vaccinato con due dosi e poi l’avviso della chiusura definitiva». Le lezioni sarebbero state sostituite con futuri incontri online. Nella settimana si sono invece svolte le attività promesse come le visite a posti caratteristici. Alla sera, tutti liberi di uscire in paese.

«Era una località molto viva, tanti locali e tanta gente – spiega Fabio – probabilmente il Covid lo abbiamo preso così, uscendo di sera. Su trecento ragazzi diciotto i positivi, di cui sei proprio del mio gruppo, composto da una ventina di persone. In Italia sono risultati postivi altri dieci, sempre del mio gruppo».

Quella che sembrava una vacanza fatta di divertimento e risate si è trasformata in un incubo. «Il volo del ritorno era fissato per il 15 mattina – ricorda Fabio – il giorno prima abbiamo fatto il tampone rapido. Con quello sono emersi i positivi, e c’ero anch’ io».

Il primo pensiero di Fabio: «Cosa succede ora?». Da quel momento via alla quarantena nelle stanze dell’albergo. «Ho avuto la febbre per un giorno e non sentivo gli odori– racconta – ora sto bene, ma non benissimo. Ho passato il tempo facendo videochiamate con gli amici nella mia stessa situazione. Tanta la noia. Portavano il cibo davanti alla porta. Dovevamo fare tutto in camera».

L’unico desiderio era tornare a casa, ma «tutti dovevano organizzarsi, a Malta e in Italia. Mi sentivo comunque tutelato». Il volo di ritorno «era stato fissato prima lunedì 19, poi giovedì e infine venerdì 23 con decollo alle 18.30 e arrivo a Fiumicino alle 20 circa – prosegue il racconto – all’hotel di Malta siamo partiti verso l’aeroporto con l’autobus indossando guanti e mascherine. Sono passati a prenderci con i pullman in hotel e ci hanno portato fin sotto l’aereo. Abbiamo identificato le nostre valigie e siamo saliti. In fila c’erano davvero tanti mezzi. A Roma stessa storia. La polizia era ovunque, gli autobus sono venuti a prenderci sotto l’aereo per portarci nel Covid hotel, a venti minuti dall’aeroporto. Arrivati, tampone. Poi ci hanno consegnato qualcosa da mangiare in camera».

A Fabio è arrivato ieri l’esito dell’ultimo tampone e purtroppo risulta ancora positivo. Le scelte sono due: rimanere al Covid hotel o tornare a casa con l’ambulanza. Ma se i giorni di isolamento in hotel non sono a carico delle famiglie, la soluzione di tornare a casa in ambulanza lo è. «Costerebbe circa 1.800 euro» dice la mamma Laura Mantovanelli. «Rimango qui, ho poca scelta – spiega Fabio – l’esito del tampone era un po' scontato. Ora non mi resta che aspettare. Spero che questa storia finisca presto. Portare pazienza è l’unica cosa da fare. Occuperò il tempo guardando dei film. Magari mi faccio inviare i libri di scuola in vista del rientro a settembre».

Se Fabio, complice la sua giovane età, cerca di vivere la situazione con positività (anche se la preoccupazione dalla sua voce alla fine traspare), la mamma fa più fatica a nascondere l’ansia. «I ragazzi erano bloccati prima a Malta e non potevamo aiutarli – dice – per Fabio ero molto preoccupata, sentivo che faceva fatica a respirare e i medici non lo visitavano bene. Lui minimizzava, ma sentivo che era provato. Ed era solo. Ho pregato perché andasse tutto bene». Ora almeno è in Italia. «Speravo di poterlo finalmente andare a prendere, invece deve restare ancora da solo – aggiunge la madre – mi viene da piangere...».

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