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Mantova, il Tar dice no alla cartiera: ha violato le prescrizioni

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Bocciati i due ricorsi della società contro le diffide della Provincia: stoccata più carta del consentito e avviata la produzione invece dei test

MANTOVA. Dopo due anni il Tar di Brescia ha respinto i due ricorsi che la società Cartiere Villa Lagarina, proprietaria della cartiera Pro-Gest, aveva presentato contro altrettante diffide della Provincia relative alla riattivazione degli impianti dell’ex stabilimento Burgo e allo stoccaggio di balle di carta. Entrambi i ricorsi sono stati ritenuti infondati, mentre tutti i cosiddetti «motivi aggiunti» (l’impugnazione successiva di altri atti consecutivi della pubblica amministrazione) sono stati dichiarati inammissibili. Sono stati dunque smontati uno a uno gli elementi che la società aveva addotto a suo favore per contestare i provvedimenti della Provincia.

Cartiere Villa Lagarina è stata anche condannata a pagare a Palazzo di Bagno le spese legali quantificate in seimila euro oltre agli accessori di legge. La sentenza di primo grado stabilisce che Cartiere Villa Lagarina non aveva rispettato prescrizioni e autorizzazioni e la Provincia, legittimamente, lo ha fatto osservare con le due diffide.

Venivano, così, accertate la veridicità di due segnalazioni pervenute all’ente di Palazzo Di Bagno: quella del Comune di Mantova secondo cui erano state stoccate centinaia di bobine di carta del peso medio di duemila chili nel magazzino del prodotto finito; quella di Arpa, in base alla quale la carta era stata stoccata su aree verdi anziché su aree pavimentate come prescritto dall’Autorizzazione integrata ambientale, e per una quantità molto superiore rispetto all’autorizzato. Non solo.

Veniva anche constatato che la società non aveva ottemperato alle prescrizioni dell’Aia relativamente alla messa in esercizio degli impianti: in pratica, lo stabilimento aveva ripreso a produrre carta a pieno regime anziché limitarsi ai soli test per il collaudo dei macchinari. Sarà ora il Consiglio di Stato, se ci sarà un ricorso, a stabilire se la sentenza del Tar debba essere rivista. Per il momento vale il pronunciamento dei giudici amministrativi di primo grado che, va ricordato, dal punto di vista sostanziale impone alla società di adempiere a tutti gli atti richiesti dalle due diffide impugnate, sopravvissute a due ricorsi. I giudici hanno messo in risalto il fatto che la società, nel primo ricorso, «non ha mai contestato la sussistenza di inosservanza delle prescrizioni autorizzatorie dell’Aia 2017 in merito allo stoccaggio della materia prima, ma semplicemente ha preteso di giustificarla sulla base di un asserito stato di necessità imposto dall’imprevedibile allungamento dei tempi di avvio dell’impianto».

Analogamente, non ha contestato i rilievi contenuti nel verbale di ispezione dell’Arpa circa la messa in funzione della centrale termoelettrica e dei relativi punti emissivi legati alla produzione di carta: ha contestato, invece, «le misure conseguenti adottate dall’amministrazione sulla scorta di tali rilievi». Misure, si legge nella sentenza, «dal contenuto oggettivamente vincolato alla luce della pacifica violazione delle prescrizioni contenute nel provvedimento autorizzativo».

Cartiere Villa Lagarina ha lamentato il fatto che la Provincia abbia disposto la sospensione immediata della centrale, dell’impianto della produzione della carta e delle relative emissioni in aria senza che vi siano rischi per la salute e l’ambiente. I giudici hanno ribattuto che la Provincia si è limitata «a pretendere l’osservanza delle prescrizioni dell’Aia 2017 che non consentivano di avviare l’attività produttiva fino al completamento dei lavori e all’invio delle comunicazioni» agli enti. Cosa avvenuta solo dopo il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale, che ha consentito alla società di avviare la produzione dal 23 novembre 2020. 

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