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Mantova, ristorazione e storia: la famiglia Camatti da quarant’anni ai “Cento Rampini”

Nel salotto della città una cucina legata alle tradizioni che non trascura lo sguardo ai sapori mediterranei

MANTOVA. L’insegna recita “Antica trattoria” e, una volta tanto, è proprio vero: sì, perché l’esistenza dei “Cento Rampini” in piazza Erbe è testimoniata da documenti che risalgono al XIX secolo. Una lunga storia, il cui ultimo capitolo è scritto da 40 anni dalla famiglia Camatti. È il 21 giugno del 1981, infatti, quando Elvino Camatti rileva l’attività. In precedenza aveva gestito un mulino a Libiola di Serravalle a Po e un bar in via Broletto. L’ultimo spostamento, quindi, è solo di pochi metri, ma porta Camatti, la moglie Maria Pizzo e il figlio Lorenzo a lavorare nel salotto di Mantova, che con la bella stagione offre la possibilità di mangiare ammirando le bellezze della nostra città.

La proposta culinaria dei Camatti è saldamente ancorata alla tradizione mantovana e riceve nuova linfa una decina di anni dopo, con l’ingresso nell’attività della figlia Alessandra. Diplomata in ragioneria e iscritta all’università, decide di buttarsi anima e corpo nei “Cento Rampini” con una doppia veste: lavora in cucina e assume la guida imprenditoriale del ristorante. È proprio lei a riassumere questi ultimi 40 anni: «Nei primi anni c’erano papà, mamma, che ora ha 87 anni e che fino a pochi anni fa tirava ancora la sfoglia della pasta che facciamo rigorosamente in casa, e mio fratello – racconta Alessandra – poi in cucina siamo arrivati io e Luca Ghilotti, che lavora con noi da 33 anni. Siamo cresciuti insieme, introducendo anche piatti slegati dalla tradizione mantovana, in particolare di pesce».

Una scelta logica, visto che i ristoranti della piazza vivono anche di clientela turistica italiana e straniera. Ma una vocazione che Alessandra aveva già nelle sue corde per motivi legati alla famiglia: «Mamma è siciliana – sottolinea – e in casa, anche grazie a mia nonna, ho sempre respirato profumi e gustato sapori mediterranei, dalle melanzane al basilico, dalla menta agli agrumi, alla scorza d’arancia».

Ma la forza dei “Cento Rampini” sta soprattutto nella fedeltà della sua clientela mantovana: «È un elemento che ci sta aiutando in un momento come questo, col turismo che ancora stenta a decollare. Giovane o meno giovane, il mantovano esce volentieri anche d’inverno». Passata la botta del terremoto, il turismo aveva ripreso alla grande. «Ora il Covid ha cambiato tutto – rileva Camatti – per valutarne gli effetti a lungo termine dovremo aspettare. Certo, il Comune ci ha dato una mano con l’allargamento del plateatico, che abbiamo potuto sfruttare per non ridurre il numero di coperti».

D’altra parte, il fascino di mangiare in piazza Erbe ha sempre attratto clienti illustri: in questi quarant’anni i Camatti hanno visto sedersi ai loro tavoli – dove il servizio ora è curato da Marco e Ivan – personaggi come Rudolf Nureyev, Patti Smith, Gigi Proietti, Antonino Caponnetto, Fabrizio De Andrè. Beppe Severgnini è cliente fisso, poi si ricordano Romano Prodi, Luca Cordero di Montezemolo, fino al cuoco tristellato Mauro Uliassi.

I cavalli di battaglia della cucina contemplano i classici mantovani, dai tortelli di zucca agli agnolini, con una menzione speciale per il luccio in salsa. «Classici non rivisitati – tiene a specificare Alessandra – ma fedeli alle ricette storiche, anche se alleggerite: nei tortelli, ad esempio, c’è meno burro, ma il ripieno è invariato». Tra le nuove creazioni, troviamo: crema di zucca con gamberi saltati con paprika e scamorza affumicata; ravioli alle ortiche; spaghettoni senza uova alle vongole con aroma di finocchietto.

Quarant’anni sono un bel traguardo, e la tradizione familiare potrebbe continuare, visto che per la pasta fatta in casa ora c’è il supporto anche di Anna, nipote di Alessandra: le storie di successo nella ristorazione italiana sono quasi sempre legate alle famiglie.

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