Il Poma ricorda De Donno: «Al primo posto metteva sempre il bene dei pazienti»

L’Asst ripercorre la carriera del medico, dall’arrivo all’ospedale di Mantova nel 1998 all’abbandono del Poma pochi mesi fa». Toccante il ricordo dei colleghi di Pneumologia: «Sarà difficile non poterlo più sentire»

MANTOVA. L'ospedale Poma di Mantova ricorda Giuseppe De Donno. Mercoledì 28 luglio la direzione e tutti i professionisti dell'Asst di Mantova si stringono attorno alla famiglia del medico scomparso per la sua grave perdita.

«La scomparsa del medico - riferiscono dall'ospedale - ha lasciato un vuoto incolmabile fra i colleghi che esprimono il loro dolore e la loro stima per un professionista eccellente e di grande umanità. De Donno era direttore della struttura complessa di Pneumologia dal novembre 2018, incarico che ha ricoperto fino a poche settimane fa, quando ha deciso di diventare medico di base per contribuire con le sue competenze allo sviluppo della medicina territoriale. Un percorso di cambiamento maturato dopo il periodo più intenso e drammatico della pandemia, che ha visto De Donno dedicarsi con passione e abnegazione alla cura dei pazienti colpiti dal Covid. I colleghi hanno avuto modo di apprezzare il suo impegno, il suo desiderio di giustizia, il suo approccio profondamente umano e gli sono stati vicini, supportandolo anche nella scelta di lasciare la medicina ospedaliera».

Il ricordo dell'ospedale prosegue: «Lo specialista era approdato all’ospedale di Mantova nel 1998, dove fra il 2009 e il 2017 era stato direttore della struttura semplice Assistenza domiciliare respiratoria, incarico ricoperto fino al 2018, quando era passato alla direzione della Pneumologia. Precedentemente era stato titolare del Servizio di Continuità Assistenziale all’Asl di Mantova e prima ancora di una borsa di studio nella struttura complessa Malattie dell’apparato respiratorio del Policlinico universitario di Modena. Aveva una specializzazione in Medicina dell’apparato respiratorio, indirizzo fisiopatologia respiratoria. Era autore di numerose pubblicazioni».

Un pensiero particolare per De Donno arriva poi dall’équipe della Pneumologia, e di un gruppo di colleghi di altri reparti, ovvero da coloro che hanno lavorato fianco a fianco con il medico di Curtatone nei mesi più duri della pandemia.

«Tutto il personale della Pneumologia del Carlo Poma e molti colleghi dell’Asst di Mantova in attività e in pensione esprimono il loro profondo cordoglio e incredulità per la precoce e inattesa scomparsa dell’amico, prima che collega e primario, Giuseppe De Donno. Lo vogliamo ricordare per la sua completa abnegazione sia da medico prima che da primario poi, con un’attenzione quasi spasmodica alle necessità e al benessere dei pazienti non solo dal punta di vista clinico, ma soprattutto umano. Li faceva sentire in qualche modo parte di una famiglia allargata…quello che era per lui la Pneumologia. Nel suo percorso professionale ha sempre dato molta importanza al rapporto diretto con il paziente e i caregivers, come testimoniano le sue partecipazioni alle attività del territorio e la sua attività come responsabile del servizio di assistenza respiratoria domiciliare per più di 10 anni. Questa attenzione lo ha portato nei mesi scorsi a prendere la decisione di abbandonare l’ospedale, a cui teneva e a cui aveva dato gran parte della sua vita professionale arrivando a occupare la posizione di vertice, per tornare a fare “il medico” in ambulatorio, senza preoccupazioni che non fossero il benessere e la salute dei suoi assistiti. Noi che lo conoscevamo da molti anni, non solo professionalmente, ma anche come amici al di fuori del lavoro, siamo distrutti dalla sua perdita e siamo vicini ai suoi cari, in particolare a Edoardo, Martina e Laura che sentiranno l’enorme vuoto lasciato più di quanto possa essere solo immaginato da noi. Lo vogliamo ricordare con il suo sorriso, le sue battute, il suo entusiasmo nello studio dei casi e nel trovare le risposte a tanti dubbi, anche la sua profonda delusione quando qualche paziente nonostante tutto non ce la faceva, esperienza vissuta spesso come un insuccesso personale. Giuseppe era così, a momenti solare e in altri ombroso, perché disilluso da qualcosa o indispettito o arrabbiato per non essere riuscito a fare quello che sperava per i pazienti. Per fortuna erano più i successi che gli insuccessi e questo era in gran parte merito della sua caparbietà, che ha dimostrato bene nel periodo così drammatico della pandemia, ma che in parte lo ha profondamente logorato e stancato, come è accaduto a molti di noi e forse a lui più che a tutti. Sarà difficile non poterlo più sentire, confrontarsi con lui, semplicemente mangiare una pizza insieme…Ci mancherà. Speriamo che ora possa trovare quella pace e quella serenità che gli è mancata qui. Lo ricorderemo sempre e saremo sempre disponibili per i suoi cari. Un abbraccio forte da tutti noi».

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