Il Tar dà l’ok all’antenna Iliad, annullato il no del Comune di Mantova

Per i giudici amministrativi illegittima l’ordinanza di sospensione dei lavori. L’ente condannato a rifondere le spese legali alla compagnia telefonica

MANTOVA. «Ordinanza illegittima e, quindi, da annullare». A dirlo è il Tar di Brescia riferendosi a quella con cui il Comune di Mantova, nell’aprile scorso, bloccò la compagnia telefonica francese Iliad che voleva potenziare la propria copertura sul territorio cittadino installando un’antenna per i cellulari su quella già esistente all’Eremo realizzata da WindTre e già in funzione. Il Comune è stato anche condannato a rifondere le spese legali alla controparte, quantificate in 2mila euro.

Si chiude così il primo round tra Comune e compagnia telefonica iniziata subito dopo quell’ordinanza che stoppava i lavori. Ora si apre la strada del ricorso al Consiglio di Stato da parte dell’ente di Via Roma. Che, nel frattempo, dovrà consentire a Iliad di installare l’antenna (per la precisione una stazione radio base, un ripetitore, l’infrastruttura base della telefonia cellulare).

Il Tar, però, ha ritenuto illegittima solo ordinanza comunale, mentre ha respinto le altre richieste di Iliad di annullare anche le linee guida per l’esame paesaggistico dei progetti emanate da Regione Lombardia e alcuni articoli delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico regionale.

La vicenda parte all’inizio dell’anno quando Iliad decide di adeguare le proprie antenne che si trovano su un traliccio preesistente. L’area su cui è stata issata l’antenna non è gravata da alcun vincolo di natura paesaggistica e l’Arpa ha rilasciato il suo parere tecnico favorevole con cui ha accertato il rispetto dei limiti per le emissioni elettromagnetiche. Il Comune, però, nega l’ok ritenendo che il progetto di Iliad debba essere sottoposto al giudizio preventivo di impatto espresso dalla commissione per il paesaggio. Di qui il blocco dei lavori. La compagnia telefonica si appella al Tar sventolando la legislazione speciale che regola le autorizzazioni degli impianti di trasmissione radiomobile. Il Comune ribatte sostenendo che il suo non è un “no” all’esecuzione delle opere ma solo una prescrizione a non eseguirle fino a che non vi è il pronunciamento della commissione per il paesaggio.

I giudici amministrativi danno atto che la volontà di Via Roma non fosse quella di negare l’autorizzazione ai lavori, ma riconoscono che l’ordinanza «risulta essere illegittima per violazione della specifica disciplina di settore che esclude la necessità di un parere paesistico e o la possibilità di imporre prescrizioni nel posizionamento oggetto della richiesta». Non solo. L’ordinanza è anche «frutto di una non corretta interpretazione delle Nta del piano paesaggistico regionale» e la disciplina speciale che regola la materia delle comunicazioni, ricordano i giudici, «esclude ogni valutazione di impatto ambientale in assenza di un vincolo paesistico».

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