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Tabacci, l’assunzione del figlio e l’accusa di conflitto di interessi

Simone, manager 49enne, adesso lavora per Leonardo, controllata dal governo. La Lega: è lo stesso settore seguito dal padre a Palazzo Chigi

MANTOVA. «Il figlio di Bruno Tabacci è stato assunto da Leonardo». Non appena i quotidiani hanno diffuso la notizia, le reazioni non si sono fatte attendere. Su tutte, quelle della Lega: «Se la notizia fosse confermata, sarebbe vergognoso e imbarazzante che il figlio di un sottosegretario di Palazzo Chigi con delega alle Politiche dello spazio sia stato assunto da un’azienda controllata dallo stato come Leonardo».

Il figlio dell’esponente politico (originario di Quistello) in questione è Simone, ha 49 anni ed è un manager. L’assunzione in Leonardo, azienda attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, controllata dal ministero dell’Economia, risale ai primi di luglio. Assunto con la qualifica di quadro nell’ambito delle attività di merger & acquisition.

«In data 4 novembre 2020 – riferisce Leonardo – l’azienda ha affidato a una società di recruiting esterna la selezione di uno o più profili con esperienza internazionale nell’ambito dell’M&A. Il processo selettivo ha portato alla individuazione di sette candidature in possesso dei requisiti richiesti. I colloqui avviati il 17 novembre 2020 hanno portato, attraverso successivi passaggi di selezione, alla scelta di due risorse da inserire nella struttura di chief strategic equity officer: nello specifico un dirigente e un quadro. Il dirigente è stato inserito in organico in data 15 marzo 2021 e il quadro (nella fattispecie Simone Tabacci) in data 1 luglio 2021». È poi intervenuto lo stesso manager: «Nello svolgimento delle mie funzioni presso Leonardo, naturalmente, mi asterrò dal partecipare a qualsiasi attività connessa alle materie concernenti la delega di governo attribuita a mio padre, relativa allo Spazio e al Dipe». Il padre Bruno, che la Gazzetta ha provato a contattare, non ha commentato.

Ma gli animi non si sono quietati. Nel mirino c’è Alessandro Profumo, alla guida di Leonardo. «Tra assunzioni discutibili e una governance che ne compromette immagine e sviluppo internazionale, l’unica via d’uscita per Leonardo sono le dimissioni immediate di Profumo – tuona il deputato leghista Roberto Paolo Ferrari – la risposta sul caso Tabacci è imbarazzante. Ad ammettere l’inopportunità e l’evidente conflitto d’interessi che avvolge questa storia è lo stesso Simone. Non esprimiamo valutazioni sulle sue capacità. Resta però curioso che la sua selezione sia avvenuta a pochi mesi dall’assegnazione al padre dell’importante incarico di governo con delega specifica».

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